La vendetta del Re

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“La vendetta è un piatto da servire freddo”, un detto noto al mondo intero che in alcuni momenti ci troviamo a ripetere a noi stessi dinanzi ad alcuni comportamenti o situazioni di vita poco clementi.

Un detto/concetto che vale di certo anche nel mondo del calcio e chi meglio di un allenatore come Josè Mourinho conosce tali parole?!

Probabilmente pochi o nessuno come il portoghese, l’unico in grado di prendersi delle rivincite personali che vanno a innalzare la sua stessa grande personalità, quella che negli anni lo ha contraddistinto e messo spesso contro tutto e contro tutti.

Nella prima parte di stagione 2018/2019, in un periodo di flessione del suo Manchester United (lo stesso che ha portato al secondo posto in Premier League e vincitore di Carabao Cup e UEFA Europa League), Josè fu vicino all’esonero e, per tale motivo, sbeffeggiato più volte dai tifosi juventini prima della sfida tra i due club nella fase a gironi di UEFA Champions League.

Cosa curiosa, in quella partita di Torino, i “Red Devils” uscirono vittoriosi e il coach esultò come suo noto, con quella scioltezza fatta di presunzione e convinzione di essere sempre il migliore, anche quando gli altri lo danno per morto.

Uno stile di vita che lo nutre, ha nutrito e continua a nutrire la sua stessa carriera. Settimane dopo la partita citata, Mou venne esonerato perché definito il vero problema della crisi United, il tempo però dimostrerà la reale problematica che, a due anni di distanza, è resa ancor più trasparente.

Siamo al 4 ottobre 2020, il Tottenham Hotspur allenato proprio dallo “Special One” giunge ad Old Trafford per una nuova sfida di Premier League. Lo United di Solskjaer (la bandiera che ha sostituito Mou in panca) va subito in vantaggio, poi i londinesi ribaltano il tutto e, anche grazie al vantaggio numerico e le grandi problematiche difensive che i rossi non hanno mai colmato (un mercato puntato su centrocampo e attacco che tralascia gli altri reparti), surclassa gli avversari fissando il tabellone sull’1-6.

Si, sei reti per gli Hotspur con Ndombele, Son, Aurier e doppietta dell’immenso Kane e un altra rete, metaforica ovviamente, per il loro allenatore. Lo stesso uomo capace di umiliare la rosa che non ha saputo apprezzarlo nonostante l’avesse portata di nuovo a trionfare in determinate competizioni e, in particolare, la stessa società che ha preferito difendere uno dei migliori centrocampisti al mondo (Pogba ndr) piuttosto che un allenatore pronto a richiamare quel talento dinanzi all’uso esagerato del telefono cellulare nelle sessioni di allenamento.

Il palmares di Mourinho è noto ai tanti, forse non sarà il migliore al mondo o il migliore di sempre, non spetta al sottoscritto giudicare questo aspetto. Certo è che un uomo come lui è capace di prendersi le sue rivincite, nutrendosi di quelle critiche, offese e incomprensioni che i molti hanno nei suoi confronti.

Le stesse condizioni che lo caricano e lo portano poi a risultare il coltello più lento (ma non troppo) capace di penetrare in profondità e lasciare ferite profonde a chi gli ha voltato le spalle (di recente o da sempre). È questo che rende lo “Special One” così “Speciale”.

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