Irama, “Crepe”: un disco a metà

124

La prima volta che vidi Irama al Festival di Sanremo, tra le nuove proposte, mi fece una buona impressione: look a metà tra l’alternativo e lo chic, scrittura niente male e un pop che strizzava l’occhio al rap.

Poi il reggaeton, il reggaeton, ancora il reggaeton, le mie aspettative in frantumi e il suo conto in banca alle stelle. Non ho mai perso le speranze però e non so sinceramente cosa le tenga ancora in piedi ed eccomi qui ad ascoltare il suo ultimo disco e a raccontarvelo.

Il disco

Ad aprire le danze è la title-track CREPE che ci mette giusto dieci secondi per farmi scendere le braccia a terra e iniziare a pensare di non ascoltare nemmeno tutto il disco. Non so se reputare più insopportabile questo “reggaeton romantico” o quello aggressivo. Alcune frasi e rime in particolare mi hanno fatto vacillare ma essendo sincero è una canzone che rimane in testa, suona bene ed è meno peggio di altre. Non ho capito il senso dell’autotune degli ultimi secondi e la sua voce quasi irriconoscibile nella seconda strofa.

BAZOOKA, finalmente, mi sveglia dal torpore che solo il reggaeton riesce a causarmi grazie alle chitarre e al ritmo incalzante. Avrei preferito una canzone così come singolo estivo alternativo a quello andato in radio. Eccola, MEDITERRANEA, mi riferivo proprio a lei. Non ho più parole per descrivere quanta nausea mi ha generato questa canzone, azzeccatissima per le richieste discografiche dell’estate ma a mio parere identica a “Nera”, uscita solo un anno fa.

Con FLOW Irama mostra una sfaccettatura per me più piacevole: le linee vocali sono sempre quelle “latine” ma la strumentale è più vicina al mondo della trap e il cantato pure. ARROGANTE sinceramente non pensavo di trovarla dentro al disco essendo uscita più di un anno fa, dico solo questo, il resto è intuibile. In EH MAMA EH ritornano le sonorità trap, le chitarre e quella cifra stilistica che rende secondo me Irama più credibile.

DEDICATO A TE è una bella canzone che comunque non ascolterei più di cinque volte ma che regala un’intimità del cantante finora mai sentita, in questo disco almeno. Voce e chitarra, semplice e quasi sempre efficace. Non vorrei parlare dell’ultima traccia ma per correttezza ormai devo: MEDITERRANEA (FEAT. DE LA GHETTO) è laversione spagnola cantata insieme a uno dei maggiori esponenti del reggaeton a livello mondiale.

Considerazioni

Definirei questo disco un disco a metà essendo un continuo alternarsi di canzoni reggaeton piuttosto simili e valide alternative ad esse. A metà perché per me il reggaeton è quasi nullo come genere, dico quasi solo perché è ben fatto però non mi ha mai detto niente e continua a confermare questa sensazione di anno in anno. Il dubbio che Irama possa dare di più continua a persistere. Dove non c’è quello spirito latino ho visto qualcosa di interessante ed il costante parlare di amore non mi ha stancato così tanto forse per le varie versioni in cui è riuscito a trattare l’argomento.

La mano di MACE alle macchine si è sentita proprio nelle tracce che ho apprezzato di più e tutte le produzioni, affidate ai soliti Andrea Debernardi e Giulio Nenna, sono ben fatte e mai banali. Qualcosa di buono c’è in questo disco emi viene da pensare al reggaeton come un compromesso per far sì che anche le canzoni meno radiofoniche, anche se comunque super pop, vengano raggiunte più facilmente dal pubblico. Irama può fare molto più di così secondo me, attenderò ancora.

Commenti da Facebook