“Padre Figlio e Spirito” degli FSK Satellite è una gran bella follia

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Non aspettavo particolarmente questo disco ma provocato sia dall’immaginario creatosi attorno e dai pareri quasi sempre discordanti sugli FSK Satellite mi sono immerso in questo viaggio. Sapevo che avrei probabilmente perso qualche neurone ma non è andata proprio così, ve lo racconto.

Il disco

L’album si apre con PADRE FIGLIO E SPIRITO che oltre a dare il titolo al disco ti da pure un bel cazzotto in faccia per farti capire, come al solito, che sti quattro pazzi non scherzano mica. Greg Willen, produttore fedele del trio, disse in un’intervista di essere cresciuto a pane, metal ed elettronica pestata e si vede. Se Taxi B mi stava facendo venire voglia di spaccare un muro a testate l’arrivo di Sapobully sulla traccia ha evitato che lo facessi.

Per me il suo ingresso è quasi sempre una delusione ma il fatto che la sua sfumatura spezzi il resto della canzone lo vedo come una cosa buona. Con DON’T TOUCH MY STICK risponde all’appello il finora assente Chiello che parte in sordina e mi regala una dose di imbarazzo con quel “Dalle tenebre” che stava per farmi passare alla canzone successiva, mossa evitata grazie al beat coinvolgente e che mi riporta al rap di altri tempi.

LEAN NEL LEAN a parte l’essere un inno allo sciroppo e quelle schifezze lì è effettivamente la prima traccia dalle sonorità malinconiche e morbide. Chiello quando canta inventa linee melodiche che mi stupiscono sempre e quel falsetto che dovrebbe starci male in un genere simile suona davvero piacevole. In HUSKY troviamo la prima produzione non affidata a Willen che stavolta va a dormire (battuta infima lo so) e lascia le macchine a Drillionaire, producer milanese che ha sfornato ottime produzioni per Lazza, DrefGold, Rkomi e altri. Bel pezzo, melodico alla “Melissa P” (hit del disco precedente), Chiello sempre più in spolvero e Sapo sempre più incomprensibile nel senso che capisco quello che dice ma non riesco a comprendere il perché di tutto.

ASSO DI BASTONI è la conferma che Willen può produrre qualsiasi cosa ed essere sempre coinvolgente. “Fanculo i riflettori” e “Siamo il Sud Italia” sono le frasi che mi hanno fatto capire che in una marea di tag e scarsi contenuti quando vogliono sparare la critica sociale lo fanno senza giri di parole e pure rappando. L’unico feat italiano è quello con Sfera Ebbasta e Charlie Charles che con SOLDI SULLA CARTA mettono la loro impronta sposandosi bene con il sound FSK e regalando all’album uno dei pezzi più interessanti nonostante la prestazione un po’ sottotono di Sfera. Sarà che mi aspetto sempre tanto da uno come lui. Sapo con l’auto-tune mi ha fatto tenerezza e che bella la chitarra sulla strumentale! SETTIMANA AL CALDO la conoscevo già essendo uscita nelle scorse settimane e penso che sia una delle più originali con quei synth così aperti e Chiello che a sto giro è quasi più un elemento strumentale che è un cantante.

TOP GUN è cattivissima, beat bello pesante ancora guidato da Drillionaire. HO FATTO non mi ha fatto impazzire se non per la presenza azzeccata di Chief Keef e Tadoe, rapper americani che danno la conferma finale che il sound del collettivo è parecchio internazionale. Ed eccoci alla traccia più delirante dell’album, DUE E ZERO. Follia, cassa dritta e house, trance o che dir si voglia. MASTERCARD mi ha fatto capire che Taxi può urlare, cantare, rappare o sussurrare e comunque spaccare sempre.

Da MONEY FAST inizia la fase finale, più malinconica e volta al genere emo, guidata a mio modo di vedere da Chiello che porta con se tanto di quelle atmosfere. Con i ritornelli ci sa proprio fare (se non avete mai ascoltato le sue “Acqua salata” e “Crema di buccia” è il momento di farlo) e TRE TERRONI A MILANO ne da un altro assaggio. Traccia che sarebbe perfetta per dare un titolo ad un loro ipotetico documentario. EASY BOYS è una delle più corte, la più conscious probabilmente, con una valanga di sperimentazione sulle voci dei tre.

La chiusura del cerchio è affidata a 10 X IN CALIFORNIA che è diametralmente opposta alla title-track sia come posizione che come genere. Ancora chitarre, melodie morbide e più che “Siamo il nuovo punk”, come dicono, mostrano ancora più di prima un lato emo fortissimo.

Commento finale

In conclusione sono rimasto stupito positivamente da questo disco che inizialmente mi aspettavo come una brutta copia di quello d’esordio. Sui contenuti non c’è niente da dire, la loro vita va così e questo a quanto pare è ciò che possono e vogliono raccontare oggi. I contenuti per ora possono passare in secondo piano di fronte a un album carico di sperimentazione su ogni fronte. Greg Willen è davvero forte ed è riuscito, più di prima, a portare le influenze dei suoi ascolti. Non riesco nemmeno a paragonarli alla Dark Polo Gang che ormai si trova proprio su una frequenza diversa, hanno in comune il contenuto dei testi fatti di tag e stessi argomenti ma a livello musicale sono completamente diversi come attitudine e come produzione, di ottima qualità da entrambe le parti.

In America comunque spaccherebbero tutto, Taxi non ne sbaglia una, Chiello quando ha spazio è unico e Sapo vabè, sono troppo confuso per esprimere un parere. Quindici tracce davvero godibili, non le consiglierei a chi è alla ricerca di contenuti ma più a chi ha voglia di saltare e gasarsi.

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