Freddy Adu, un talento portato al fallimento

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Quanto contino il talento ed il sacrificio nel mondo del calcio lo sappiamo, non dimentichiamoci però che oltre a questi fattori, anche la fortuna spesso svolge un ruolo fondamentale nell’ascesa di un giocatore professionista. Alcuni avevano tutte le carte in regola per sfondare ma non si sono trovati al posto giusto nel momento giusto, altri invece con un po’ di fortuna (intesa in senso positivo), hanno svoltato la propria vita.

Ora immaginate di essere dei genitori ghanesi con a carico 2 figli, e da un giorno all’altro avere l’occasione di potervi trasferire negli Stati Unitigrazie alla vincita di una “green card” alla lotteria e poter evitare ai vostri figli una vita tutt’altro che semplice. Bene, non avete bisogno di immaginare, questa è la storia di Freddy Adu, detto anche “the next Pelè”.

Arrivato con la famiglia negli States nel 1997, va a vivere a Washington, città nella quale la madre è costretta a fare due lavori per poter mantenere la famiglia. Quando non navighi nell’oro ed abiti in certe zone di queste metropoli, anche da bambino le sirene della delinquenza si fanno persistenti. Non per Freddy ed il fratello Fro però, con i genitori che fin da subito colsero l’importanza della scuola e dello sport come mezzo di integrazione e per tenerli lontani da situazioni che non hanno mai portato a nulla di buono. Freddy si appassiona ad uno sport non molto importante nel suo nuovo paese, il calcio, e fin da subito mostra un talento naturale incredibile, date anche le sue origini.

Il Ghana infatti nella sua storia ha visto giocare con la maglia delle “Black Stars” giocatori del calibro di Essien o Abedi Pelè. A soli 10 anni bussa alla sua porta un certo Giacinto Facchetti, una personalità diciamo influente nella storia del calcio del XX secolo, che lo invita a diventare un giocatore dell’Inter. Niente da fare dicono a casa, deve pensare a studiare. Nel 2003 però, a 13 anni, si accorgono di lui anche negli USA, con Nike che gli fa firmare un contratto di sponsorizzazione da 1 milione di dollari all’anno, un qualcosa di mai visto prima nel mondo del calcio statunitense. La multinazionale dell’Oregon si era accorta prima di tutti del crack che poteva rappresentare questo ragazzino e della svolta che poteva dare a tutto il movimento calcistico statunitense.

Un’attenzione mediatica del genere verso un ragazzo è stata data a gente come Lebron James e Zion Williamson, diventa una star televisiva partecipando a spot pubblicitari, film, al David Letterman Show, la copertina di Vanity Fair. Accanto a tutto ciò arrivarono anche le prime critiche, sorsero dubbi riguardo la sua vera età, una storia che si ripete spesso quando abbiamo come protagonisti dei calciatori africani. E’ arrivato però il momento del grande passo, il suo cartellino se lo aggiudica il DC United che garantirà al ragazzo anche gli studi universitari.

A soli 14 anni esordisce in MLS e nei 30 minuti passati in campo fa cadere le mascelle di metà Stati Uniti. Un giocatore elegante, tecnico, velocissimo e con un mancino molto delicato, famoso per essere bravissimo nell’esecuzione della “bicicletta“. A 16 anni gioca un mondiale Under-20 ad un livello incredibile insieme ad Altidore, ma dopo quest’evento per un paio d’anni scompare dalle scene, continuando comunque a crescere come giocatore. Torna sotto le luci della ribalta all’ennesimo mondiale Under-20, con la fascia di capitano al braccio, ma per molti a soli 18 anni è già un “ex-baby prodigio“, a causa di una fragilità fisica eccessiva ed un’elevata pressione da sopportare per un ragazzo ancora troppo giovane.

E’ il momento dell’avventura europea per Adu, a soli 18 anni si trasferisce al Benfica per 2 milioni di euro, una cifra anche bassa per il potenziale che si attribuiva al giocatore. La prima stagione in Portogallo si concluderà con soli 5 gol. Da qui la sua carriera vivrà una serie di prestiti senza sosta. Prima al Monaco, dove non trova mai spazio per poi andare al Belenenses. La carriera di Adu si arena tra queste stagioni, spesso messo fuori rosa in attesa della scadenza del prestito e mai preso in considerazione in nessun progetto. Al termine del lungo pellegrinaggio torna in patria al Philadelphia Union ma anche qui i risultati non si vedono.

Dopo un’avventura sempre fallimentare nella massima divisione brasiliana, torna ancora una volta in patria siglando l’ennesimo fallimento. L’ultima volta che Adu è stato avvistato su un campo da calcio vestiva la maglia dei Las Vegas Lights, squadra che milita nella USL. Nel giorno del suo 29esimo compleanno proprio con la squadra della Sin City ha segnato il suo ultimo gol che mancava da ben 6 anni.

A prima vista un fenomeno. Giocatore dotato di tecnica, fisico e con un dribbling eccezionale, sembrava l’erede naturale di Oba Oba Martins, peccato che il campo abbia emesso un’altra sentenza. Condannato all’eterno stigma di giocatore incompiuto e mai esploso nel calcio che conta. Probabilmente finirà nel dimenticatoio come un’altro grande “what if” di quello che, a casa sua, chiamano soccer.

Marco Eugeni
[Fondamentali]

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