Il Pirata contro il Re

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Anno 2000. L’anno di quello che doveva essere il nuovo inizio per l’umanità. L’anno del Millenium Bug. L’anno dell’Europeo perso in finale con la Francia. L’anno del titolo piloti di Michael Schumacher con la Ferrari. 

E anche l’anno della sfida, forse più grande della storia del ciclismo dopo Coppi e Bartali. Marco Pantani contro Lance Armstrong. 

Che poi, più che sfida lo possiamo definire un passaggio fra l’Era Pantani e l’Era Armstrong, soprattutto dopo quanto successo negli atti finali del Giro d’Italia del ’99, quando Pantani fu fermato per dei valori più alti del consentito. 

Pantani, in quel momento, dichiarò di aver toccato il fondo. L’eroe del ciclismo italiano era stato spogliato della sua gloria. 

E nel 2000, il ciclista di Cesena, era in una condizione non ideale, ma si apprestava comunque ad affrontare il Tour de France. 

Il favorito era l’americano, anzi l’eroe americano, Lance Armstrong, appena guarito da un tumore che lo poteva spegnere. 

Siamo alla Tappa 12 al Mount Ventoux. L’arrivo è in salita, particolarità che ha reso grande negli anni Pantani. 

La folla è in visibilio e Marco non si ferma. È focalizzato nell’obbiettivo di vincere. Ma lì c’è anche Armstrong che non molla niente. Sempre lucido, agile e devastante anche in salita.

Solo anni dopo si scoprirà come mai di quella potenza. 

Marco Pantani voleva prendersi la cima del Ventoux. Con lui ci sono il suddetto Armstrong e Ullrich. E nonostante, i suoi sforzi viene staccato dai due. 

Sembra quasi che non ce la faccia, che non riesca ad arrivare in cima. Si vede, è stanco e affranto. Ma lentamente, pezzo per pezzo, Pantani rientra nel gruppo. 

I due riprovano a staccarlo, ma non c’è storia. Vuole stare lì. 

Ad un certo punto anche loro sono esausti. Marco può andare via, e lui va. La sua pedalata è leggera ma concentrata, focalizzata all’obbiettivo.

Ma a due chilometri dalla fine, torna forte Armstrong. L’uomo con la maglia gialla. 

Si avvicina, sempre più. E Lance urla qualcosa a Marco. 

Ed è la molla per Pantani, che riparte. I due sono vicini, affianco verso il traguardo di tappa. Pantani vince, per poco più di una ruota di distacco. 

Che Armstrong abbia fatto vincere Pantani? Non lo avremo saputo mai, finché sarà Armstrong stesso che dira “Sul Ventoux non era Pantani il più forte e ora sono dispiaciuto di averlo lasciato vincere”;

Ed è in quel momento che fra Lance e Marco il rapporto cambia. I due cominciano a punzecchiarsi, lanciarsi frecciate. 

Pantani la prende male, così male che vuole togliere la maglia gialla a Lance. Per fargli capire che quella non era una vittoria casuale. Anche se, il pirata aveva 10 minuti di distacco dall’americano. Impossibile recuperare.

Marco comincia ad attaccare, ad ogni tappa, ad ogni metro. Diventa un cecchino. Vede solo il suo obbiettivo. Marco Pantani, il pirata, il cannibale, è tornato. 

Siamo alla quattordicesima tappa. Siamo a Izoard, una delle vette più importanti del Tour, dove Marco prova a prendersi il distacco. Scatta, ma non gli riesce perché Armstrong mantiene e anzi, prende la fuga. 

La cosa che più colpisce è come Lance non ha bisogno di scappare, di prendere vantaggio. Ha dieci minuti di vantaggio in classifica generale.

Sembra quasi voglia umiliare il ciclista di Cesena. 

La realtà è che Armstrong voleva erigersi a unica stella di quel tour. Una sorta di “Legend Killer”. Soprattutto perché Pantani era il più forte scalatore dai tempi di Coppi. Capace di prendersi le tappe e di mandare in visibilio il pubblico. 

Il loro non è un confronto classico, una sfida dettata solo dal prestigioso risultato finale; Armstrong sta cercando di demolirne il Mito, di segnarne, colpo su colpo, la Leggenda.

Marco Pantani è lo scalatore più forte dai tempi di Fausto Coppi, è capace di esaltare le folle, di soffrire e far soffrire, di segnare l’asfalto ad ogni suo scatto.

Pantani è qualcosa in più di un semplice avversario.

Il pirata, a Briancon e dopo l’Izoard, riesce a staccare nuovamente Armstrong. Questa volta in pianura. 

Pantani a Briancon riesce a staccare Armstrong, ma non in salita, terreno su cui ha sempre misurato la sua forza, bensì in pianura a pochi chilometri dall’arrivo.

Niente di speciale a livello di classifica, ma un ulteriore piccolo bagliore di forma.

Il Pirata stava tornando.

La Tappa numero 15 all’arrivo a Courchevel, duemila metri di altitudine e con una salita di ben ventidue chilometri. Un’ammazza gambe, insomma. 

Il gruppo dei migliori: Armstrong, Pantani, Ullrich e Virenquesale compatto. Nessuno sembra voler scappare di loro e spingere più del necessario.

Nessuno tranne lui, Marco Pantani. 

“Scatta Pantani”, l’urlo oramai tipico del ciclismo di quel periodo è nuovamente udibile dagli spettatori. Il pirata parte e il gruppo si sgrana. Ullrich non ce la fa, Virenque e Armstrong lo seguono, a fatica. 

Marco è in giornata, e non c’è storia per gli altri. Ci vuole un altro fuoriclasse per tenerlo buono. 
Ed eccolo, Lance Armstrong. 

Siamo di nuovo faccia a faccia, ruota a ruota. Sembra quasi un incontro di boxe combinato ad una sfida di scacchi. 

Incredibilmente, Pantani ha più da dare che Armstrong, che quasi arranca a seguire il ritmo dell’Italiano. 

Dopo diversi chilometri, l’uno affianco all’altro, Pantani dà il colpo del KO. Parte Marco e affonda un azione così forte che Armstrong non sa nemmeno come rispondere. Prova comunque a partire, in quella salita così tosta. 

Marco lo stacca e vuole far capire che quel “l’ho lasciato vincere” era solo una cazzata. 

Pantani spinge e vola via. Nessuno lo ferma e lo vuole fermare. Un martello inarrestabile con una leggiadria incredibile, quasi come Bohemian Rhapsody dei Queen. 

Marco Pantani vince la tappa e dimostra che il pirata c’è ancora. 

Sfortunatamente, il Tour di Marco Pantani finisce prematuramente nella tappa successiva. Il suo corpo non reggeva più lo spirito del combattente. 

L’ultima poesia dello scalatore simbolo dell’era moderna del ciclismo. 

Il più grande.

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