Un palazzetto vuoto contro il razzismo: la NBA si ferma per protesta

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Improvvisa e motivata protesta da parte dei team di NBA, che hanno deciso di non scendere in campo contro l’ennesimo abuso razziale avvenuto in America.

La protesta dei Milwaukee Bucks

Tutto è partito dai Milwaukee Bucks: la formazione di Antentokounpo si è schierata per il no alla disputa della gara di playoff prevista in serata. I giocatori degli Orlando Magic, loro avversari, sono invece regolarmente scesi in campo per il riscaldamento, ma a 3:56 dalla palla a due sono tornati anch’essi negli spogliatoi e hanno successivamente abbandonato l’arena. A seguire anche le formazioni previste nelle gare successive hanno scelto di non scendere in campo.

Il caso Jacob Blake

La decisione nasce come gesto di protesta per quanto successo a Kenosha, nello stato di Wisconsin nel quale giocano i Bucks, dove il 29enne afro-americano Jacob Blake è stato colpito alla schiena da sette colpi di arma da fuoco da parte di un poliziotto e si trova ora a rischio paralisi. 

Le reazioni dei giocatori

La guardia dei Bucks George Hill: “Cosa possiamo fare? Non possiamo fare nulla. E anzi, mi chiedo cosa siamo venuti qui a fare, a essere onesti. Entrare nella bolla non ha fatto che distogliere l’attenzione da quelli che sono i veri temi su cui dovremo confrontarci”.

Più duro Lebron James invece, come potete leggere dal tweet:

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