All’Inter è mancata la profondità del gruppo

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L’Inter ha perduto la finale dell’Europa League contro il Siviglia. A testa alta, andando vicinissima alla vittoria, ma alla fine venendo ingabbiata nella maggiore esperienza degli spagnoli. Non si vincono 6 Europa League in 10 anni se non si è in grado di interpretare al meglio quel momento lì.

È solo colpa dell’inesperienza?

In parte dipende dall’inesperienza. Diversi ragazzi erano alla prima esperienza in finale: Lautaro, Brozovic, Barella, D’Ambrosio, Gagliardini, De Vrij, Bastoni e Handanovic non erano mai arrivati a questo punto. Sono 8 giocatori su 11, non pochi.

Come ha detto Conte: “Si sono presi una buona dose di esperienza per il loro futuro”. Verissimo, soprattutto per i più giovani è stato un modo per saggiare la complessità e la pressione dell’ultimo step di una competizione internazionale.

Una rosa poco profonda e con dei limiti

Dall’inizio della stagione si è messo in luce come l’Inter fosse una squadra forte ma poco profonda. Finché Conte ha potuto spremere i titolari, è andato forte. Ma quando gli stessi hanno dovuto fare i conti con la stanchezza, poca forma e infortuni, allora è saltato il banco.

E nella sfida contro il Siviglia i limiti sono venuti fuori: nel momento in cui avrebbe dovuto recuperare la gara, Conte non aveva abbastanza giocatori di valore per poter portare un assalto all’arma bianca alla porta avversaria. A parte Eriksen, nessuno dei subentrati aveva le abilità utili a rimontare lo svantaggio.

Mancava essenzialmente un’altra punta di valore. Nella giornata no di Lautaro, Sanchez non poteva rappresentare una valida alternativa. Serviva qualcun altro che potesse dare maggiore profondità a tutta la squadra e magari inventarsi la giocata, il break che spezzasse la difesa ben orchestrata da Lopetegui.

Mancavano degli interpreti a centrocampo. La partita orribile di Brozovic non poteva essere compensata da un altro regista visto che non c’era. Né ai lati erano presenti degli atleti in grado di portare una superiorità numerica o dei cross pericolosi per Lukaku o gli inserimenti dei centrocampisti. Gagliardini e D’Ambrosio, seppur volenterosi, non erano pronti a questo livello.

Ed ora cosa succede?

Ma è da qui che l’Inter deve ripartire: da una finale europea sfuggita per un banale autogol e da un secondo posto in campionato ad un solo punto dalla Juventus. Con un gruppo di giovani da far crescere e alcuni innesti da aggiungere per rendere più competitiva soprattutto la panchina.

Con o senza Conte. Questo si deciderà nei prossimi giorni. Certo è che Marotta dovrà muoversi in fretta perché il tempo a disposizione per qualunque scelta è decisamente ridotto.

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