Discoteche, stop ai balli: tutti pagano per pochi

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Erano troppi, uno addosso all’altro, facevano video col cellulare. Alcuni gridavano “Covvidi non ce n’è” e poi 500 di loro sono rimasti a rischio (6 infettati ci sono stati per davvero). Così il governo ha deciso di chiudere, sospendere ogni attività. O meglio: sospendere i balli. In modo che né le discoteche e né i party improvvisati potessero far avvicinare nuovamente le persone.

Le discoteche non chiudono per davvero

A causa di pochi, di poche feste organizzate male, senza rispetto né buonsenso, pagano un po’ tutti. Il ritorno alla normalità è stata più complessa del previsto. E’ successo come a scuola: per colpa di uno o due, paga tutta la classe. Ma, fortuna di alcuni, le discoteche non chiuderanno per davvero.

Come ha fatto notare l’onorevole Santanché, il suo locale (il Twiga) rimarrà aperto come bar e ristorante. Sono stati solo sospesi i balli, tutto il resto può andare avanti. A patto che tenga conto delle disposizioni di legge: mascherine, disinfettanti, metro di distanza. Basta poco e non è una decisione senza senso, come lo stesso onorevole ha fatto presente.

Ha ragione Linus: non si doveva riaprire

Le parole del deejay Linus hanno avuto un eco molto forte. Ha ragione: non si doveva riaprire. Ibiza, patria delle feste in discoteca, ha tenuto chiuso. In Italia invece si è riaperto tutto. “Come si poteva pensare di aprirle col distanziamento? È una cosa senza senso, da ubriachi. E lo dice uno che ci ha vissuto nelle discoteche. Aver lasciato decidere le Regioni in base all’indice di contagio mi sembra un’altra stupidaggine: cosa c’entrava la statistica? In quei locali ci vanno anche i turisti. Questa nuova chiusura è fastidiosa e ipocrita anche nella tempistica, visto che è stata presa appena dopo Ferragosto”.

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