Il Santo in Rosso

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La storia di questa settimana parte da un aneddoto: un po’ di tempo fa, ero nei dintorni dello stadio del Benfica, l’Estadio da Luz, e ammiravo la statua di Eusebio, icona del club di Lisbona.

Mi si avvicina un signore che comincia a parlarmi in portoghese, io provo a spiccicare qualche parola sensata, senza molto successo e gli dico che non parlo bene la loro lingua. Mi chiede di dove sono e dal nulla comincia a parlarmi in italiano. Mi racconta che la sua ex moglie era italiana e che ha imparato la lingua da lei.

Cominciamo a parlare di calcio. Lui mi parla dei suoi idoli, io gli parlo dei miei. Ad un certo gli chiedo chi è il miglior portiere che ha visto in azione. Lui mi fa un nome, a me poco familiare: Michel Preud’homme.

Per i tifosi del Benfica, Preud’homme è un’autentica leggenda. In soli quattro stagioni, il giocatore belga è riuscito a guadagnare un’aurea così brillante che è difficilmente equiparabile.

Michel, nasce in Belgio, nel 1959. Cresciuto nelle giovanili dello Standard Liegi, buona parte della sua carriera è legata al territorio belga. Infatti, dopo che lascia lo Standard, si trasferisce al Malines, dove ci rimane fino al 1994.

Al Malines comincerà a far vedere tutto il suo talento. Infatti, sarà anche grazie a lui che la squadra belga riuscirà a vincere la Coppa delle Coppe nel 1988.

La difesa dei giallorossi non era imperforabile, e le partite di Preud’homme dovevano essere perfette. Dopo aver battuto l’Atalanta di Mondonico in Semifinale, il Malines vola a Strasburgo per la finale, contro i cugini olandesi dell’Ajax.

I belgi vincono 1-0 con rete di Den Boer, conquistando il trofeo. Nella stagione successiva, il Malines riuscirà a conquistare anche la Supercoppa Europea contro il PSV di Romario e Koeman. Una squadra non da poco.

Anche se, il picco più alto dei Michel Preud’homme arrivò due anni dopo.

Il Malines si trovò contro i giocanti del Milan di Van Basten e Gullit. Il divario fra le due squadre era evidente sin da subito.

In uno di stato di estasi agonistica, Preud’homme riuscì a tenere la sua porta inviolata. Finì 0-0 in Belgio e finì 0-0 anche a San Siro.

L’attacco del Milan si ritrovò in crisi. Van Basten tirava cannonate su cannonate, ma Michel le prendeva tutte.

Anche se, ad un certo punto anche la sua resistenza doveva finire. Nei minuti finali, il portiere belga subì due reti da Van Basten e Simone. Il Milan si qualificò ma gli occhi erano tutti per quel portiere così stoico e così forte.

Torniamo a quel 1994. Preud’homme era appena stato eletto il miglior portiere in assoluto per quell’anno.

I tifosi dei rossi lusitani non erano molto entusiasti. Era il primo portiere non portoghese della storia del club. Si, anche per loro era forte. Ma non era un prodotto loro.

I primi due anni, furono difficili per il belga. Doveva adattarsi al gioco del campionato portoghese e alle aspettative dei tifosi lusitani.

Nel 1996, fu accettato. Ci riuscì quando il Benfica porto a casa la Taca de Portugal (coppa nazionale, ndr), non contro una squadra a casa ma contro gli acerrimi rivali dello Sporting Portugal (da noi conosciuto anche come Sporting Lisbona). Finì 3-1 in finale e Preud’homme fece una prestazione chirurgica. I bianco-verdi riuscirono a segnare solo su rigore al ’83.

Da lì, Michel prese la squadra e la continuò a difendere come aveva fatto con il Malines.

I tifosi del Benfica l’hanno soprannominato “Saint Michel”. E sarà proprio con la maglia rossa che si ritirerà, nel 1999.

Ora, Preud’homme, è un allenatore con un buon palmares. Ha iniziato la sua carriera da allenatore allo Standard Liegi, la sua prima squadra e dopo aver girato un po’ di panchine, come tutti gli inguaribili romantici è tornato a casa.

Michel Preud’homme allena nuovamente lo Standard Liegi, la squadra dove “Saint Michel” è stato formato.

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