“1990”: la macchina del tempo architettata da Achille Lauro

295

Lauro De Marinis è probabilmente l’artista italiano che più ha fatto parlare di sé negli ultimi anni. Partito dalla strada, da quel rap fatto a modo suo, è uno dei pochi personaggi del panorama musicale italiano ad aver creato così tante spaccature nell’opinione popolare.

1990 è stato annunciato dal cantante romano successivamente alla firma del suo nuovo contratto discografico con la Warner Music Italy e nello specifico con l’Elektra Records, etichetta che oltre al suo ruolo di artista all’interno del roster gli ha affidato la direzione artistica dei progetti orbitanti attorno ad essa.

Un concept album che a quanto pare vuole rendere omaggio al decennio che da il titolo al disco andando a prendere sette hit di quegli anni e reinterpretarle insieme ad altri artisti della scena italiana attuale e passata.

Tutte le tracce del disco “1990”

La traccia che apre le danze è 1990 (Back to Dance), traccia che già abbiamo avuto modo di conoscere quasi un anno fa e che non ci aspettavamo di ritrovare come intro di questo disco dati i successivi singoli (non presenti in questo lavoro) che ormai l’avevano quasi fatta scordare. Scat Men, cantata insieme a Ghali e Gemitaiz non è altro che il tributo a Scatman’s World di Scatman John, brano che per tanti è conosciuto come quello che anima i cinepanettoni di quegli anni.

Sweet Dreams, insieme ad Annalisa, non c’è bisogno nemmeno di presentarla: Eurythmics, ritornello più o meno invariato rispetto alla canzone originale, il testo rimanente completamente rivisitato. Una versione carina ma che paragonata a quella realizzata da Marylin Manson difficilmente può reggere il confronto. E direttamente dalla fine degli anni ‘90 ecco tornare Alexia, inaspettatamente scelta da Lauro per cantare il ritornello di Me and You ma azzeccata soprattutto per il concept dell’album. Capo Plaza completa la traccia con la solita garanzia di stile e talento.

Summer’s Imagine è l’ultima traccia che accoglie un featuring, quello con Massimo Pericolo, che si prende anche più scena rispetto all’artista principale del disco ma che dona un po’ di freschezza a quella cassa dritta che dopo un po’ che la nostalgia passa inizia un po’ a martellare le tempie. Blue e I wanna be an illusion chiudono l’album con tonnellate di nostalgia rivisitata abbastanza pesantemente dal cantante.

La scelta coraggiosa di Achille Lauro

Achille Lauro ancora una volta ha osato. Da un lato ci viene da dire che ha fatto una grande scelta, coraggiosa, a portare in questo modo nel mercato odierno un progetto così complicato. Complicato perché potrebbe non essere capito e visto solo come l’ennesimo svarione di un cantante eccentrico e che in ogni modo cerca di attirare l’attenzione fino a creare un immaginario di barbie, marshmallows e vestiti colorati.

Lauro ha fatto qualcosa di originale ma che deve necessariamente proseguire. 1990 non può rimanere un progetto a sé per avere davvero un gran significato per la sua carriera e per generare un forte impatto, duraturo, nella scena italiana. Potrebbe essere questo il primo capitolo di una serie di tributi e rifacimenti fatti a suo modo, con buoni messaggi che passano tra una canzone e l’altra e con quella volontà di creare una rottura all’interno di un mercato ormai schiavo dell’indie e della trap.

Può essere criticato, deriso, visto come un pagliaccio ma effettivamente, che piaccia o no musicalmente, Achille Lauro è uno dei pochi artisti, ormai ai piani alti, che può fare davvero quello che vuole. Prendersi tutto senza scendere a compromessi con i capi ed esserne soddisfatti, con coraggio e con tanta determinazione, quel posto se lo sta sicuramente meritando.

Commenti da Facebook