Cosa ci ha detto la Serie A finora

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Agli archivi la trentaquattresima giornata di Serie A, dentro la trentacinquesima in questo pazzo calcio di luglio che terminerà ad agosto e che rivedrà, con ogni probabilità, lo stesso epilogo del quasi ultimo decennio: Juventus campione d’Italia per manifesta superiorità ed assenza di concorrenza.

I bianconeri hanno trionfato sulla Lazio ed hanno allungato sulle inseguitrici: salvo clamorosi colpi di testa della Juve mai sarrista, finirà con la vittoria del campionato. Inter, Lazio ed Atalanta in Champions. Roma, Milan e Napoli in Europa League. Riavvolgiamo il nastro, perché ci siamo proiettati al due agosto. Qui piuttosto andiamo ad analizzare tutto quel che ci ha detto la appena trascorsa giornata di Serie A, mentre è in corso già la successiva… maledetto Covid! 

1) La Juventus vince perché è l’unica cosa che conta. Lo fa da squadra non sarrista e semplicemente da più forte, con la complicità dei suoi fenomeni e del duo Dybala-Ronaldo. Ma questa giornata ci ha anche detto che Sarri, parole sue, sarà ancora allenatore della Juve perché, udite udite, c’è un contratto! Wow, come se nel calcio di oggi i contratti contassero ancora qualcosa. Questa giornata, in casa bianconera, ci dice ancora un’altra cosa: Sarri vincerà lo scudetto come Allegri e Conte prima di lui, senza mai incidere sulla catena-Juve: cioè, in una sola parola, questa squadra avrebbe vinto il campionato con qualsiasi altra guida tecnica. E questo, per uno che ad Empoli ha fatto ottime cose e a Napoli straordinarie, non è una nota di merito. 

2) La Juve vince perché non ha concorrenza. La Lazio, che a marzo, ricordiamo il suo presidente, voleva i playoff contro la sola Juve, post-lockdown è caduta in un baratro che non ha fine e prosegue rapido ed inesorabile. Continuasse il campionato, siamo sicuri, i biancocelesti finirebbero dietro a Roma e soprattutto Milan e Napoli, che pagano i danni di un campionato partito col piede sbagliato. 

3) La Juve vince perché qualcuno, d’improvviso, scopre che d’estate fa caldo. La polemica, ovviamente, è per le parole di Antonio Conte, penalizzato con la sua Inter, per bocca sua, per un calendario dove i nerazzurri non hanno fatto la voce grossa. Diciamo a Conte che solo tre volte la Juventus ha riposato una volta in più e mentre lo faceva, lui e la sua squadra replicavano i pareggi di dicembre e perdevano contro il Bologna. 

4) Gennaro Gattuso ha le palle. Le aveva in campo, le ha in panchina. Ed è un sociologo fine: questo non è calcio, ha detto. Ed ha ragione. Questo è qualcos’altro, tutto quel che non è pallone. Si gioca per altri motivi con la testa altrove, difficile trovare altre motivazioni. Come Gattuso anche Mihajlovic ha le palle: non ha paura, come suo solito, di dire le cose come stanno e di sbattersene della società. Senza paura di bacchettare i suoi, troppo leziosi. 

5) Menzione speciale per Stefano Pioli: è riuscito laddove mai nessuno aveva potuto. Fare del Milan una squadra coi controcoglioni, un gruppo affiatato e anche ben messo in campo. Siamo sicuri di una cosa: non verrà sacrificato sull’altare della managerialità, nella Milano rossonera non potevano rimpiangere questo Diavolo post Covid-19. Andate in pace.

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