“Il grande passo”, una fiaba con Battiston e Fresi

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Una favola con protagonisti la luna, due fratelli e il sogno: ”Il grande passo” è la opera seconda di Antonio Padovan con Giuseppe Battiston e Stefano Fresi.

Sarà il segno della ripartenza del cinema italiano il 20 luglio nell’arena di Bergamo, una della città d’Italia più colpite dal Covid. Una proiezione pilota, quella nella città lombarda, primo passo di un tour estivo nelle arene di tutta Italia, fino all’uscita in sala il 20 agosto con Tucker Film e Parthenos.

La storia de “Il grande passo”

Il film mette in campo due protagonisti gemelli tanto simili fisicamente quanto differenti caratterialmente, si incontrano dopo anni. Mario, il più tranquillo, gestisce con la madre un negozio di ferramenta a Roma. Una vita piuttosto grigia la sua, fino a quando gli arriva una telefonata che cambierà, almeno per un tratto, la sua esistenza. Suo fratello Dario ha causato un incendio ed è finito in prigione. Ora rischia anche il ricovero in una casa di cura, viste le sue molte stranezze e Mario è l’unico parente che può occuparsi di quel fratello che ha visto una sola volta in vita sua e con cui condivide l’inaffidabile padre (Flavio Bucci).

Il fatto è che Dario, da quando a sei anni ha visto in diretta le immagini del primo sbarco dell’uomo sulla luna, non ha mai smesso di volerci andare. Il padre poi, che per lui è un vero mito, lo ha educato al sogno e Dario così non ha mai smesso di farlo e ha una cantina che sembra Cape Canaveral con tanto di razzo dentro. Mario, nel gestire la follia del fratello, verrà contaminato da inedite gioie, mentre Dario dovrà affrontare un pizzico di realtà, ma senza mai rinunciare al suo sogno.

“Questa storia nasce dieci anni fa”

Questa storia – ha detto il regista – è nata un paio di anni fa. Dopo ‘Finché c’è prosecco c’è speranza’ sentivo il bisogno di scrivere una vicenda tutta mia che raccontasse un po’ un sogno impossibile, un sogno di quelli che alla fine non si avverano. Ho guardato così al filone Mazzacurati e anche, essendo vissuto dodici anni all’estero, a film americani come quelli di Spielberg, ma sempre mettendo in evidenza un lato negativo nella fiaba“.

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