La farsa di Indianapolis

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Una delle pagine più nere della storia della Formula 1, una farsa che ha per sempre cambiato la visione della Formula 1 negli Stati Uniti: il Gran Premio di Indianapolis 2005.

La Ferrari, indiscussa prima forza del campionato, si presenta con il duo di Michael
Schumacher e Rubens Barrichello. Alonso e la sua Renault sono i primi sfidanti al titolo del tedesco, seguiti dalla McLaren di Raikkonen e dalla Williams di Heidfeld e Webber. La prima parte della stagione è sorprendente. La Renault domina completamente tutte le gare, con qualche sprazzo della McLaren. La Ferrari è in difficolta, con ben tre ritiri per Schumacher.

Il Circus approda negli Stati Uniti, dove si corre nello storico catino di Indianapolis, riammodernato solo per la F1. Durante le prove libere del venerdì, Ralf Schumacher (fratello di Michael) con la sua Toyota, sbatte a forte velocità all’ultima curva, una parabolica. L’incidente è dovuto ad un grave problema sulla gomma posteriore sinistra di Ralf. Il pilota esce un po’ ammaccato dall’incidente ma i medici lo mettono in riposo precauzionale per il weekend.

Il cedimento dello pneumatico preoccupa la Michelin, casa produttrice di pneumatici per la Toyota e diverse altre scuderie. Il direttivo della casa francese si riunisce per analizzare i dati su questo incidente. La situazione non è delle migliori. Nonostante questo, le qualifiche del sabato si svolgono regolarmente. Trulli, su Toyota, prende la Pole Position, seguito da Raikkonen e Button. Schumacher parte quinto, Alonso sesto.

Quella sera, però, le cose cambiano. La Michelin emette un comunicato dove annuncia che analizzando l’incidente di Ralf Schumacher del venerdì, la casa francese non garantisce l’integrità degli pneumatici durante la gara. La casa che fornisce Toyota, McLaren, Renault, BAR, Williams, Red Bull e Sauber comunica apertamente un gravissimo problema che potrebbe avere conseguenze gravi durante la gara. La FIA, casa padrona della Formula 1, fa partire una serie confusa di soluzioni per risolvere la situazione. Per regolamento, un gestore di gomme non può essere cambiato durante un weekend di gara.

La soluzione più giusta sarebbe quella di creare una chicane artificiale all’ultima curva di gara, evitando che le gomme Michelin abbiano gravi pressioni ad alta velocità. I gommati Bridgestone, che fornisce Ferrari, Jordan e Minardi, ostruiscono questa decisione, facendo pesare la loro preparazione alla gara. Dopo una lunga notte di trattative, Jordan e Minardi sembrano voler trovare un punto d’incontro con la FIA. La Ferrari no. La Ferrari sa il vantaggio enorme che ha. Con i Michelin fuori ha la vittoria sotto mano.

Arriviamo alla domenica di gara. Quella mattina è surreale. Nessuna notizia, nessun
cambiamento. La gara resta regolarmente come. Arrivano anche i tifosi a gremire gli spalti
dell’autodromo di Indianapolis. Mezz’ora prima della gara, le vetture si schierano in griglia, regolarmente. Nessuno però ha idea di cosa sarebbe successo. Si prova a trovare un nuovo compromesso ma niente, la Ferrari non vuole sentirne e nessuno vuole cedere.

Ore 14. Tutti i meccanici lasciano la griglia e le macchine son schierate in pista. Parte il giro di ricognizione. La tensione è palpabile. “Rientra ai box, ci ritiriamo”. Il messaggio mandato ad Alonso e a tutti i gommati Michelin è laconico. Quattordici vetture, appena finito il giro di ricognizione, si ritirano. Sulla griglia rimangono sei piloti, i gommati Bridgestone: Schumacher e Barrichello su Ferrari, Monteiro e Albers su Jordan e Karthikeyan e Friesacher su Minardi.

Il pubblico capisce la situazione e comincia a fischiare a riempire di insulti e urla quella
griglia composta da sei piloti. Schumacher vincerà facilmente la gara, seguito da Barrichello e Monteiro. Una gara che è una farsa più che una festa dei motori. Il danno d’immagine per la F1 è gravissimo. Addirittura, la Formula 1 voleva proporre un secondo GP negli Stati Uniti prima del fattaccio di Indianapolis. E, dopo quello che è successo, è facile da capire perché quel piano è andato a monte.

La Michelin fu costretta a risarcire 200 mila biglietti e offrirne 20 mila per la stagione
seguente. Questo rimane, per tutti, il punto più basso della Formula 1. Ancora oggi si discute come, uno sport così complesso e intelligente, possa essere caduto in qualcosa di così ridicolo.

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