Juventus mai sarrista: cosa è cambiato rispetto ad un anno fa?

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REGGIO NELL'EMILIA, ITALY - JULY 15: Juventus FC coach Maurizio Sarri watches the action during the Serie A match between US Sassuolo and Juventus at Mapei Stadium - Città del Tricolore on July 15, 2020 in Reggio nell'Emilia, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Mai così male dal 2004: sedici tiri concessi nello specchio della porta dal gregario Sassuolo, che sogna l’Europa e ne ha ben donde. Due punti nelle ultime tre partite, peraltro nemmeno meritati. Due rimonte subite e una confusione tattica che si fa sempre più evidente. Stiamo parlando della Juve: prima per assenza di concorrenza, ma senza il miglior attacco (che è dell’Atalanta) e senza la miglior difesa (oggi l’Inter).

Una Juve che doveva essere sarrista e che di sarrista non ha niente perché Sarri non ha niente di Juve. Sono queste le amare conclusioni a cui si giunge, quando si va verso un altro probabile scudetto bianconero, debacle varie permettendo. Perché la Juve, questo scudetto, può comprometterselo da sola. Ed in parte ci era quasi riuscita: a cinque giornate dal termine, i punti guadagnati con Sassuolo ed Atalanta sono manna dal cielo.

Nemmeno meritati, dicevamo: perché l’Atalanta prima, i neroverdi poi, avrebbero nettamente meritato la vittoria sul campo. Che non è arrivata per due rigori, per qualche guizzo, e per tanta fortuna. Ma non doveva cambiare qualcosa rispetto alla Juve allegriana e per questo tacciata di catenaccio fino a pochi mesi fa? Cosa è cambiato? 

Nulla, se non che nella Torino bianconera vincere è l’unica cosa che conta: è da un secolo e più così, ed anche quest’anno il trend è stato confermato. Perché vi sono almeno tre squadre che giocano un calcio più pulito e limpido della Juve. E probabilmente non vinceranno lo scudetto. Questo perché Sarri, nove mesi dopo, è un corpo estraneo alla Juve, così come la Signora è un corpo estraneo al dogmatismo pragmatico del tecnico di Figline Valdarno.

Integralista fino alla noia e al tedio, capace di mettere a repentaglio un campionato già vinto e che, non è da escludere, non è ancora libero da “sorprese”, per quanto difficili e per quanto la Lazio e la Roma, le ultime due big sulla via della Signora, non siano al massimo della forma. Il gioco di Sarri, dicevamo, a Torino non si è mai visto. Perché fondamentale a Torino, di quel gioco, non c’è bisogno. Lo sanno i senatori e lo sa una squadra che vive di intuiti e guizzi dei suoi campioni. Che non hanno, né avevano bisogno, di un allenatore. Più che altro di un gestore, di un motivatore, di un condottiero. Lo avevano, lo hanno allontanato. Scegliendo uno che è tutto tranne che gestore, motivatore e condottiero.

Maestro di tattica e tatticismi impossibili da imporre nel feudo dove più di tutto conta vincere. Sarri probabilmente conquisterà uno scudetto, perché non ha alternative. Ma così di questi passi la Juve, in Europa, senza fortuna e qualche guizzo, rischia di naufragare peggio dello scorso anno. Quando aveva cioè un gestore da due finali di Champions in tre anni. Ed una incredibile capacità di leggere l’humor del mondo bianconero. Sarri, in fondo, non ci è mai riuscito. E perché no, a fine anno, vada come vada, separarsi resterebbe l’unica cosa giusta da fare. Per tutti. 

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