Zizo Stories – Carlos Henrique Raposo, il Kaiser

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A volte capita che nel mondo del pallone succeda qualcosa di surreale, quasi impossibile a credersi, qualcosa che entra nel libro dei ricordi e rende uomini improbabili dei protagonisti mondiali.

C’è stato Ali Dia, il senegalese che avrebbe voluto giocare in Premier League e ce l’ha fatta, astuzia che porta alla vera e propria truffa, concatenazione di eventi che rende possibile l’impossibile e c’è stato un vero e proprio Re del genere, colui che ha sempre avuto il sogno di diventare calciatore, ma senza voler giocare, una contraddizione in termini ma solo apparente, ché quello che ti può dare il calcio in termini di contatti, amicizie, vita sregolata e anche soldi può prescindere dalle prestazioni in campo, perfino se in campo non scendi mai nemmeno per un minuto.

Carlos Henrique Raposo ha vissuto una carriera sul filo del rasoio, il rischio di venire scoperto nel suo essere un calciatore professionista che tutto avrebbe voluto tranne dare un calcio al pallone: Botafogo, Flamengo, Puebla, Ajaccio, Bangu, Fluminense, Vasco da Gama, El Paso, America, una carriera da giocatore di livello con zero presenze zero a tabellino. Soprannominato Kaiser, anche in questo piccolo nomignolo c’è il senso della sua storia da uomo mascherato da campione, Carlos che sostiene che Kaiser nasca dalla somiglianza giovanile con Beckenbauer, mentre la realtà parla di un accostamento fisico alla bottiglia di una marca di birra con quel nome.

Escogitare ogni volta un modo diverso per non mostrare al mondo le sue (non) qualità balistiche non dev’essere stato facile per Raposo, il motto del film Amici Miei atto II calza a pennello con la sua vita da calciatore che non giocava: il genio è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e capacità di esecuzione, e tutti questi elementi il Kaiser li mise quando, ad esempio, alla presentazione con l’Ajaccio di fronte a un folto pubblico decide di baciare la maglia, avvolgersi in una bandiera corsa e, soprattutto, calciare in tribuna verso i tifosi tutti i palloni messi in campo per mostrarne le capacità tecniche creando uno show che oggi è diventato uno standard.

O come quella volta che in una partita con il Bangu, seduto in panchina e con la squadra sotto due a zero, il presidente impone all’allenatore il suo ingresso e lui, mentre si scalda per entrare, deve trovare un modo per evitare che ciò accada: salta in tribuna e fa partire un rissa con i suoi stessi tifosi e negli spogliatoi, di fronte alla rabbia del suo patron, gli racconta che lui è come un secondo padre e che non aveva saputo controllarsi di fronte agli insulti proprio verso il presidente guadagnandosi così ulteriori sei mesi di contratto.

Le Kaiserate sono talmente tante da non poter essere limitate a un semplice racconto breve, tante da essere diventate un film, Kaiser! The Greatest Footballer Never to Play Football, nel quale partecipano anche Zico, Renato Gaucho, Bebeto e Junior tra gli altri, suoi amici come tanti nel calcio brasiliano: perché Raposo non era solo un furfante buono, ma anche un uomo che aiutava i compagni per ogni problema, un factotum che alla fine, anche quando scoperto, veniva tenuto nel gruppo per il suo ascendente e la sua voglia di aiutare gli altri.

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