Zizo Stories – Marco Negri, dal paradiso all’inferno

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Quando segni 23 gol in 10 partite la strada dovrebbe essere spianata, il futuro luminoso, la carriera solo all’inizio. Se poi prima di Natale raggiungi quota 30 reti, anche se in un campionato minore come quello scozzese, allora il tuo nome può entrare nel mito, almeno per i tifosi della squadra per cui segni.

Poi però succede qualcosa, giochi una partita a squash con il tuo amico e compagno di squadra, la pallina diventa un proiettile che ti colpisce in pieno occhio, il destino ti pone di fronte alla dura realtà di una favola che diventa dramma nel giro di pochi secondi.

Marco Negri, dal paradiso all’inferno, dal mito al reietto, la maglia dei Rangers come segno distintivo, icona dei tifosi dei blu di Glasgow, ma anche quello che senza giocare una singola partita prendeva 18mila sterline a settimana di stipendio senza battere ciglio, i 30 gol che sfumano nei ricordi, sovrastati da quei soldi che passano dalle casse societarie al suo conto in banca senza che metta piede in campo.

Quando arrivò a Glasgow nel giugno del 1997 per 3,5 milioni di sterline Negri aveva appena conosciuto la retrocessione in B con la maglia del Perugia, ma i suoi 15 gol attirarono l’attenzione di una squadra piuttosto italiana, tra Lorenzo Amoruso, Gennaro Gattuso e Sergio Porrini, in più a servirlo lo aspettavano Paul Gazza Gascoigne e Brian Laudrup, non roba da poco.

Il suo compagno di tutti i giorni era però Porrini, ex Juventus, la competitività come marchio di fabbrica di chi aveva anche una Champions nel proprio palmarès: vincere, sempre, andare al massimo in ogni occasione, anche in una semplice partita di squash con l’amico Negri.Marco Negri, che al contrario aveva come unico desiderio il gol, nessuna fame di vittoria, nessun furore agonistico, un animale dell’area di rigore che non correva mai per i compagni, ma che era pronto a mettere il pallone in rete. E poi? Il suo tratto distintivo, l’esultanza con la stretta di mano a chi correva verso di lui, nessun entusiasmo, un Balotelli ante litteram del genere.

Dopo quella partita di squash che ne ha segnato la carriera Negri vive una carriera di infortuni, depressione e tentativi estemporanei di risalita, Vicenza, Bologna, Cagliari, Livorno, di nuovo Perugia, poche presenze, pochissimi gol, la voglia di salutare il calcio giocato.

Restano i suoi 30 gol in pochi mesi con la maglia dei Rangers e la sensazione che il suo carattere schivo abbia segnato la sua carriera più della famosa partita a squash con Porrini.Marco Negri, l’attaccante solitario dentro e fuori dal campo.

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