“Tormentoni”: la plastica usa e getta dell’estate

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L’estate è diventata ormai, musicalmente parlando, una stagione ben distaccata dalle altre che attraversano un anno intero.

L’estate ormai sembra essere diventata una dimensione a parte ed effettivamente è sempre stato così: la fine della scuola, le ferie per chi lavora, le ore piccole quasi ogni sera, più tempo libero del solito e più spensieratezza. Tutte queste caratteristiche non possono non essere accompagnate da una colonna sonora ma quello che vogliamo fare oggi è analizzare, a livello concettuale, quello che ormai sta succedendo alla discografia italiana negli ultimi anni.

La prima parola che ci viene in mente quando si parla d’estate è “guerra”. Sì perché ogni estate ormai, in realtà come è sempre stato, parte la gara al tormentone. Chi conquisterà le classifiche? Quale canzone invaderà i baretti e le discoteche? Quale canzone farà venire la nausea prima delle altre?

La sana competizione, se così possiamo chiamarla, ci sta. Il problema è che ci siamo accorti che ormai si stanno delineando sempre di più tre figure artistiche che durante l’estate possiamo catalogare in: quelli che saltano fuori solo per gareggiare a questa guerra, quelli che provano a modificare il proprio stile solo per questa stagione (sempre per gareggiare a questa guerra) e quelli che se ne fregano e fanno uscire comunque propri lavori senza essere influenzati. Poi in realtà ci sono anche quelli che si prendono una pausa perché tanto sanno che l’estate è ormai dedicata a questo immenso bordello discografico.

La cosa che più fa sorridere è che le stesse persone che si innamorano della prima categoria di artisti (quelli che spuntano solo in estate) sono le stesse persone che prendono in giro quel fuoriclasse di Michael Bublé perché durante le vacanze natalizie tira fuori il disco di canzoni a tema. Il paragone non vogliamo nemmeno sfiorarlo però in pochi si lamentano dei soliti Fred De Palma, Irama, Shade, Elettra Lamborghini, Giusy Ferreri, Baby K e gli altri. Tutti loro, o quasi tutti, ormai hanno trovato la chiave del successo, dei soldi, della fama e del “lavoro un paio di mesi all’anno e per il resto vivo di rendita”.

Canzone nuova per l’estate, milioni di visualizzazioni su YouTube, milioni di streaming su Spotify, zero contenuti (sì perché se andate a leggere i testi di tutte quelle canzoni trovate sempre la stessa identica filastrocca di plastica) e strumentali praticamente uguali tra loro. Furbi eh, mica scemi. Hanno capito tutto, a discapito dei neuroni di chi dopo un mese non ne può più di sentire sempre le solite frasi, i soliti ritornelli, le solite melodie, le parole spagnole messe di qua e di là, etc.

Nel titolo di questo articolo abbiamo scritto “usa e getta” perché queste canzoni hanno veramente un utilizzo così rapido e “scartabile”. Basta che arrivi una nuova canzone su quello stile che quella precedente viene subito sostituita, chissà perché. Per fortuna che per ora solo l’estate vi siete presi, la primavera e l’autunno per favore lasciateli in pace e l’inverno non toccatelo nemmeno che per fortuna è già sorvegliato da Bublé.

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