Frah Quintale: la profondità del lato blu di “Banzai”

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Quando vedi che uno dei tuoi cantanti preferiti degli ultimi tempi dopo due anni non pubblica ancora un nuovo disco inizi a preoccuparti.

Poi però inizia a far uscire qualche singolo ogni tanto. Inizialmente sei soddisfatto, sazio, poi inizi a stufarti perché ti ricordi che in realtà stavi aspettando un disco e non una manciata di singoli (anche se lo sanno tutti che la prassi ormai è quella). E finalmente puoi gioire ed essere ancora più soddisfatto quando quello stesso cantante non solo pubblica un album da dieci tracce ma afferma che uscirà una seconda parte di tale progetto prossimamente. Finalmente è arrivato Banzai (Lato blu) di Frah Quintale e siamo pronti a raccontarvelo.

Una ballata con forti richiami al blues ed alla black music apre l’album, breve intro intitolato appunto Intro (Fogli colorati). Il primo vero brano è il singolo che già abbiamo conosciuto ed apprezzato qualche mese fa, Buio di giorno, con tutto il suo falsetto e una prima manciata di malinconia. Lambada ci conferma che il mitico Ceri, suo fedelissimo producer, ha scelto una linea ben precisa per tutto l’album (forse soltanto per ora), piuttosto azzardata ma efficace. Il falsetto è già andato via e ritorna un argomento ben presente negli storytelling di Frah: le sbronze, viste stavolta con un occhio abbastanza stanco di trovare sempre scuse e scappatoie provvisorie. La quarta traccia è Chanel, canzone d’amore che non colpisce troppo ma che contiene un piccolo campione di LLCD dei Club Dogo recitante “Lascia una scia di profumo tipo sacchetto di weeda”. Due ali già dai primi secondi coinvolge con un ritmo incalzante ma “secco”.

Strumentalmente finora è l’azzardo più pazzo e più indovinato allo stesso tempo. Un po’ troppe frasi che potevano essere risparmiate ma poco importa. Contento è l’altra canzone che già conoscevamo e che al tempo abbiamo apprezzato tanto. Ascoltarla nel mezzo di un album come questo sembra spezzare il mood sonoro tracciato finora e riporta un po’ alle sonorità di Regardez Moi, l’album d’esordio. Amarena è perfetta per l’estate, non solo per la citazione al gelato all’amarena, ed è probabilmente la canzone che andrà più delle altre. Sembra parlare di una relazione complicata, alcuni hanno già provato a dire che si tratti della musica e non di una donna, noi non l’abbiamo ben capito. Ed ecco tornare il sound della prima parte dell’album con Le cose sbagliate che riporta pure la malinconia di una relazione finita male (ah non è mai stato abbandonato l’argomento?), peccato che duri poco meno di due minuti.

Siamo quasi alla fine della giostra e ci arriviamo con Allucinazioni ed il primo e unico featuring dell’intero album: Irbis 37, direttamente dal vivaio dell’etichetta bresciana Undamento. Soft dance, non sappiamo come si debba definire questo tipo di strumentale, fatto sta che questa traccia è probabilmente quella che fa più ballare di tutte. La fine la raggiungiamo con Faccia della notte, un vero e proprio outro che conclude il disco con un bel monologo rappato sulla base prodotta a sto giro dai Crookers.

A quanto pare siamo solo a metà dell’opera. Questo era “solamente” il primo lato e sinceramente ci è piaciuto e ci è sembrato più cupo del solito in quanto ad atmosfere (a parte qualche traccia), forse è per questo che viene definito blu questa parte del progetto. Certo, le argomentazioni tipiche di Frah non cambiano mai tanto. Bene o male si parla sempre di relazioni complicate, di sigarette e di cannette, di sbronze, etc.

Il fatto è che queste cose lui le racconta servendosi di una valanga di immagini e facendo sprofondare l’ascoltatore nel blu, appunto, più profondo. Per qualcuno potrebbero essere argomentazioni banali e scontate ma il modo che ha lui di raccontarle è unico e tagliente, quasi pericoloso. Questa metà è già molto bella, le produzioni sono andate oltre il sound del vecchio disco e sanno sempre valorizzare l’emotività che il testo si trascina dietro. Aspettiamo sicuramente con tanta aspettativa l’altra metà. Altro colore? Altra cifra stilistica? Ancora un po’ e ve lo racconteremo

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