La storia del cavatappi

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Siamo alla fine degli anni 2000, in MotoGP è appena iniziata l’era delle 800cc. Quest’era è accompagnata da un dominio della Ducati. Dopo il debutto del 2003, la casa di Borgo Panigale trova un’ottima crescita prestazionale che trova un suo primo culmine nel 2006, quando a giocarsi il titolo sono Valentino Rossi e Loris Capirossi. 

Il 2007, l’inizio della suddetta era, poteva essere l’anno giusto per portare a casa il primo titolo mondiale. Loris Capirossi e Casey Stoner erano gli alfieri di quella moto pronta a dominare. 

Con un incredibile anno, Stoner si portò a casa il titolo senza problemi, dominando come un veterano a soli 21 anni. 

Il 2008, la Yamaha e Rossi provarono a trovare una risposta, affidandosi alle stesse gomme Bridgestone della Ducati. 

E Valentino riuscì facilmente a prendere il largo, con Stoner decisamente in difficoltà. La stampa comincia ad andare contro Casey e le sue abilità, accusandolo di fortuna e di come sia l’elettronica a favore il pilota della Ducati. 

Rossi fa la terza vittoria di fila al Mugello. 
La casa di Borgo Panigale torna al punto di partenza, studiando una soluzione durante i test post Gran Premio di Barcellona.
E la Ducati lavorò talmente forte che riuscì, con probabilità, a trovare qualcosa.

Donington Park, Assen e Sachsenring: Casey Stoner fa il pieno eriapre il campionato.
Vince anche ad Assen e l’australiano è di nuovo lì, a pochi punti da Valentino.

E si vola negli States, per il GP a Laguna Seca. Una pista così pericolosa che ci può correre solo la MotoGP. 

Nel 2007, Stoner porto a casa la vittoria, con una scioltezza a tratti snervante. 

E nel 2008, Valentino aveva tutto da perdere, sapendo del ritorno di Casey e della sua bravura in questa pista. 

E infatti Stoner era davanti sia in prova, sia in qualifica. Mezzo secondo di vantaggio rispetto al secondo. Pole Position per Casey Stoner.

La tattica di Valentino, per provare a fermare il pilota della Ducati, era molto semplice: Mettersi davanti a Casey e provare a farlo innervosire, spezzargli il ritmo, dargli fastidio. 

Parte la gara e Valentino forza la prima staccata, ma non su Stoner ma su Hayden, partito meglio di lui.

Hayden alle spalle e l’Italiano prova la caccia a Stoner. Non poteva farlo fuggire ai primi giri. 

Al cavatappi, storica curva del circuito, una ripida e stretta esse in discesa, Valentino Rossi passa Stoner che rimane stordito da quel momento da puro campione. 

I due regalano uno dei più belli duelli della storia. Sempre così vicini e così pronti ad attaccarsi, i due piloti stanno a pochi centimetri l’uno dall’altro. 

Il tracciato non è assolutamente adatto ad ospitare questi duelli con cambi di traiettoria, sorpassi in scia e giocate di scacchi 

Stoner e Ducati sono più forti in accelerazione e nei curvoni, Rossi in staccata e nelle curve strette. 

I due continuano a sorpassi ma nessuno riesce a prendere il largo. Stoner sul rettifilo finale scollina a gas aperto, passando Valentino all’esterno. Rossi non poteva fare niente che farlo andare. 

Ma forse il più leggendario rimane quello al cavatappi, quella resistenza di Rossi che rimase impressa nella storia degli appassionati: Valentino, prova a difendersi dall’ennesimo tentativo di Stoner ritardando la frenata, costringendolo a girare sulla sabbia, fuori dal cordolo e tenendo la moto stabile con la farfalla completamente aperta.

Rimane davanti e lo fa nella maniera più spettacolare. 

I due continuano a duellare, quando ad otto giri dalla fine, Casey Stoner sbaglia e finisce sulla sabbia. Cade e le sue speranze di vincere a Laguna Seca si spengono. 

Ma quel GP è loro. La storia della MotoGP è stata appena riscritta. 

Come la storia di quella stagione: Rossi inanellò quattro vittorie consecutive, distruggendo la classifica e il morale di Stoner. 

A Motegi, Rossi si laurea campione del mondo, portando a cinque le vittorie consecutive. 

Stoner, però, volle dire la sua nelle ultime due gare, che vince a Phillip Island e Valencia.

Un’annata incredibile, contornata da una gara incredibile.

Stoner aveva minato la leggenda di Rossi, portando qualcosa di incredibile alla categoria. 

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