Petali di Rose

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Siamo nella stagione ‘11/’12 del NBA, quell’anno limitata a 66 partite, per via dello sciopero dei giocatori durato quasi due mesi. Una squadra domina ad Est, guidati dal Playmaker che vuole entrare nella storia come il miglior giocatore in quella squadra dopo un certo Michael Jordan.

Parliamo dei Chicago Bulls e di Derrick Rose, che chiudono la stagione con 50 vittorie e 16 sconfitte. Nella stagione precedente, Rose si prende il titolo di MVP, a soli 22 anni, diventando così il più giovane vincitore di tale premio di sempre.

Anche se, per questa stagione, non guida la squadra per tutte le partite, una serie di problemi alla schiena e la maledetta pubalgia, lo costringono a saltare un bel numero di partite.

Il primo turno dei Playoff è contro i Philadelphia 76ers, una squadra operaia. Una squadra con il cuore ma senza stelle.

I Bulls vincono Gara-1, soffrendo. Rose, a poco meno di un minuto dalla fine della partita, cade rovinosamente a terra ed è costretto ad uscire dal campo. Rottura del crociato anteriore del ginocchio sinistro.

La serie finisce 4-1 per Philadelphia. Rose è distrutto, mentalmente e fisicamente.

Dopo aver saltato le Olimpiadi di Londra e la stagione successiva, Derrick Rose torna per la stagione ‘13/’14, carico a mille e con la voglia di rifarsi. Ma non sarà così.

Il menisco del ginocchio destro, questa volta, fa patacrack. Stagione nuovamente finita dopo sole 10 partite.

Altri 24 infortuni diversi colpiscono il corpo e la mente del nativo di Chicago. Il calvario non vuole finire.

Durante il 2015, per concludere questo patibolo, Rose viene scambiato con destinazione New York Knicks.

Un giocatore che tutti volevano solo 5 anni prima, viene scambiato per liberare spazio salariale. Rose si infortuna nuovamente al menisco del ginocchio sinistro.

Quando torna, Rose ha quel talento speciale e puro. Il fisico, però, non segue quel talento. Gli acciacchi di questi anni si fanno vedere. Se prima era una macchina da guerra, pronta a devastare tutto e tutti, ora è uno stratega, che deve fare molta attenzione a quello che fa, aspettando il guizzo giusto.

Nel 2017, Rose approda alla corte di LeBron James, i Cleveland Cavaliers. D-Rose ha un minutaggio limitato e da il suo piccolo contributo.

Nel 2018, invece, Rose passa a Minnesota, dove da una spinta e un tocco del “vecchio” Derrick Rose. 14 punti di media per 23 minuti giocati in media, e soprattutto, una partita dove fa capire che le mani ci sono ancora.

Ne fa 50 contro gli Utah Jazz, con una prestazione eccelsa che lascia tutti a bocca aperta. Ne fa 24 e 8 assist contro la sua ex squadra, i Chicago Bulls.

Continua un’ottima stagione fino al 21 Marzo 2019, dove, sfortunatamente, si infortuna nuovamente. Questa volta al ginocchio.

La domanda è: “E se non si fosse?”

Se non si fosse infortunato? Se avesse trascinato i Bulls alla vittoria del titolo?

Derrick Rose è, a sua sfortuna, il più grande incompiuto della storia NBA. Quello che, però, nonostante tutto, sa fare quelle partite dove brilla ancora.

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