La nuova generazione di attori non s’è (ancora) pijata Roma

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Stefano Sollima, dieci anni fa, aveva fatto centro. Con la supervisione di Michele Placido, aveva preso in mano il progetto di una serie sul romanzo di De Cataldo dal titolo “Romanzo Criminale” con l’intento di spingere il prodotto televisivo su un versante maggiormente internazionale. Operazione riuscita, che verrà poi ripetuta con analogo successo anche con la serie di “Gomorra” e con i film “ACAB” e “Suburra”.

L’impressione che rimane dopo così tanto tempo è che il progetto originario non si sia compiuto. Ovvero quello di prendere una serie impressionante di attori bravi, giovani, con esperienze teatrali, per dimostrare che una nuova generazione stava nascendo ed era pronta a soppiantare quella che aveva partecipato al film dallo stesso titolo. Accorsi, Kim Rossi Stuart, Favino, Scamarcio, Jasmine Trinca, Santamaria, Fresi, Germano e Tognazzi (ma anche gli assenti Giallini e Mastandrea) erano pronti ad essere superati di slancio da una batteria di ragazzi agguerriti, preparati e spendibili.

Dieci anni dopo il passaggio del testimone è di là dal divenire. I sopracitati hanno continuato a raccogliere ruoli e successi, a trascinare il cinema italiano, guadagnare premi. I ragazzi della serie invece hanno faticato un po’ di più, seppur abbiano avuto qualche ruolo di spicco. Ma parafrasando al contrario il Libanese, “nun se so pijati Roma”. Eppure il talento si vedeva: Francesco Montanari e Vinicio Marchioni dimostrarono di essere abbastanza caldi per conquistare, pezzetto dopo pezzetto, spazi sempre più ingenti nel cinema e nella serialità nostrana.

Montanari ha trovato un gran risalto con “Il Cacciatore”, Marchioni ha partecipato ad una gran serie di film, Alessandro Roja e Andrea Sartoretti e Daniela Virgilio si sono distinti in tanti ruoli tra cinema e tv, Marco Bocci ha avuto il suo bel momento con “Squadra Antimafia”, Edoardo Pesce ha rappresentato Alberto Sordi nell’ultimo film dedicato al celebre attore romano. Ma, paradossalmente, non sono loro quelli che hanno svoltato definitivamente ma due colleghi che nella serie avevano ruoli di secondo o terzo piano.

Alessandra Mastronardi, ai tempi, era già ben conosciuta al grande pubblico. Dopo “Romanzo Criminale” è diventata però un punto di riferimento della serialità di prima fascia di Raiuno, scivolando attraverso personaggi via via differenti. Ma colui che ha fatto bingo è stato Edoardo Leo: da Nembo Kid a protagonista di una sequenza infinita di film di successo che hanno saputo rimodellare la commedia all’italiana. Dalla trilogia “Smetto Quando Voglio” a “Noi e la Giulia”, “Io c’è”, “Perfetti Sconosciuti”, “Tutta colpa di Freud”, “La Dea Fortuna”, “Non ci resta che il crimine” ha preso di forza uno spazio in precedenza, forse, impensabile.

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