Zizo Stories – Vinnie Jones, il cattivo ragazzo

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Wimbledon, un nome che richiama il più famoso torneo di tennis del mondo. Tra gli anni 80 e i 90, però, Wimbledon era anche sinonimo di Crazy Gang, Crazy Gang sinonimo della squadra squadra di calcio del sud di Londra, la più temuta dagli avversari, al centro del gruppo Vinnie Jones.

Bad Boy per eccellenza prima ancora che il termine venisse sdoganato, Jones è stato uno dei centrocampisti più duri e violenti, se non il più, nella storia del calcio inglese: 13 espulsioni a dimostrarlo, non un numero esagerato se si pensa al football di oggi, un’enormità se contestualizzate al periodo più florido della Crazy Gang. Il Wimbledon è stato uno dei club fondatori della Premier League, ma prima che il campionato inglese fosse quello riconosciuto in tutto il mondo dei nostri tempi, la First Division era la quintessenza del calcio fisico e dell’arbitraggio in stile British: oggi un giocatore come Vinnie Jones difficilmente finirebbe una singola partita, il cartellino rosso sarebbe una costante.

Nato a Watford il 5 gennaio del 1965, Jones in carriera ha vestito oltre la maglia del Wimbledon quelle del Wealdstone, del Leeds e dello Sheffield United, del Chelsea e del Queens Park Rangers oltre a una puntata a inizio carriera in Svezia tra le fila dell’IFK Holmsund. Ma è con il Wimbledon che Vinnie Jones è diventato celebre, l’apice la finale dell’FA Cup del 1988 quando assieme ai suoi compagni sconfisse il più quotato Liverpool per 1 a 0 alzando così la Coppa più antica della storia del calcio: The Crazy Gang ha battuto The Culture Club, così John Motson, commentatore della gara per la BBC, ha reso quel nome così famoso a livello nazionale e oltre.

Vinnie Jones era il perno di quella banda di pazzi scatenati, una squadra che con il suo gioco fisico e senza fronzoli stupì l’Inghilterra mantenendo posizioni di media-alta classifica per oltre un decennio: al suo fianco Dennis Wise e Wally Downes, il vero fondatore della banda, in attacco John Fashanu, per lo spettacolo cercare altrove. “Il miglior modo per vedere il Wimbledon è guardarlo sul Televideo” è la sentenza di Gary Lineker, il miglior modo di vincere è picchiare duro e non mollare mai la presa sull’avversario, sovrastarlo fisicamente ed emotivamente fin dal fischio d’inizio, tackle aggressivi e attacco continuo alle caviglie, questo lo stile di Vinnie Jones. 

1,2,3: la gara è appena iniziata, nemmeno il tempo di contare fino a cinque è Vinnie Jones è già sul taccuino dell’arbitro, l’ammonizione più veloce della storia del calcio inglese in quel Chelsea – Sheffield United dell’FA Cup del 1992. Una foto che ha fatto il giro del mondo e che ancora oggi è iconica, descrizione perfetta del capo indiscusso della Crazy Gang: Vinnie è davanti a Paul Gazza Gascoigne, mano destra protesa all’indietro, la faccia di Gazza contrita dal dolore, Jones che gli strizza – letteralmente – le parti intime.

Vinnie il provocatore, Vinnie il boss, Vinnie che diventa attore e non si capisce più se sia più simile il personaggio di Hollywood al calciatore o il contrario, lui che ama ammazzare di botte le prime donne del jet set nei suoi ruoli da The Snatch a Mean Machine. La nazionale, non quella dei 3 leoni, ma quella del Galles, nove volte grazie al nonno materno nato a Ruthin, nel Nord della regione: e capitano, eletto dai suoi stessi compagni, lui arrivato a vestire la maglia di quello che non era nemmeno il suo Paese solo nel 1994 a 29 anni suonati.

Certo, se anche il cattivo, il villano, in due parole Vinnie Jones può arrivare in nazionale allora tutto può succedere, chiedere a Jimmy Greaves, attaccante dai mille record passato anche dal Milan: “Abbiamo avuto la cocaina, la corruzione a l’Arsenal che ha segnato due gol in casa. Proprio quando pensi che le sorprese nel calcio siano finite, ecco che Vinnie Jones diventa un giocatore internazionale!”.

La fama di duro, però, ne ha offuscato le doti, perché non solo con l’aggressività si diventa giocatori di Premier League per oltre un decennio: ma a Vinnie dev’essere andata bene così, il calcio d’altronde lo ha salvato e chissà, magari senza quel modo di stare in campo non sarebbe mai arrivato a Hollywood.

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