“Diavoli” è la prova definitiva di Alessandro Borghi

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La serie prodotta da Sky “Diavoli” è andata molto bene. Merito sicuramente di un cast che prevedeva Patrick Dempsey, ex protagonista di Grey’s Anatomy, come volto principale. Subito dietro due attori di alta levatura in Italia: Kasia Smutniak e Alessandro Borghi.

Seppur con un tema ostico e sconosciuto ai più, ovvero il lavoro operato giornalmente da una banca, la serie ha riscontrato il piacere del pubblico e una media approvazione da parte dei critici. Dopo tutto “Diavoli” è un diesel: le prime quattro puntate sono girate con la mano sinistra, con buchi di trama e un miscuglio di situazioni che rendono stranito il telespettatore. Poi la svolta, fino alla risoluzione finale per quello che è più un prodotto a tinte giallesche.

Mentre il prodotto naviga in mare aperto, c’è un solo capitano che tiene ben saldo il timone della nave. Alessandro Borghi è la dimostrazione che anche l’Italia può avere l’attore dal sapore fortemente internazionale, in grado di solleticare gli appetiti europei e anche quelli americani. Se pensavate di esservi innamorati di Berlino o del Professore de La Casa di Carta, c’è qui una profondità di racconto e di toni che difficilmente i colleghi spagnoli potranno mai pareggiare.

Lo avevamo già apprezzato in Suburra, Napoli Velata, Sulla Mia Pelle e Il Primo Re. Ma erano “solo” dei bei prodotti italiani che hanno riscosso un buon successo. Ma serviva la rappresentazione definitiva che anche l’Italia potesse presentare una star sul suolo internazionale. E Alessandro Borghi ha saputo prendersi quell’onore, ha la caratura, e il fisico, e lo sguardo e un modo di recitare appetibile fuori dai confini nazionali.

Si è prestato con successo a recitare in inglese e ha permesso che lo si doppiasse, in modo da dare maggiore peso alla sua interpretazione. Nella seconda stagione sarà lui l’unica vera top star, avendo già raso al suolo la potenza pubblicitaria persino di uno come Patrick Dempsey.

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