10 anni dopo, Boris è ancora la serie che non puoi non amare

279

Da due settimane circa, Netflix ha rimesso nel suo palinsesto la serie tv “Boris”. Un prodotto italiano che dieci anni dopo continua ad essere tremendamente attuale, ad avere dei punti di contatto moderni nel saper raccontare non solo la tv o il cinema, ma anche la società italiana.

Vendruscolo, Ciarrapico e Torre sono riusciti a raccontare il prototipo di un fare italiano che permane negli anni. Le battutacce di Martellone con la sua buciodeculo, la megalomania del protagonista Stanis La Rochelle, la seria incapacità attoriale delle protagoniste Corinna e Cristina, le raccomandazioni politiche, lo sfruttamento degli stagisti. Ed un regista, Renè Ferretti, sempre alla ricerca del progetto che gli farà svoltare la carriera. Ma per il momento si deve “accontentare” di Occhi del Cuore 2, un prodotto televisivo da 7 milioni di telespettatori.

Tra le pieghe dei vizi nostrani c’è una caratterizzazione profonda dei personaggi, tutti diversi e in questo modo più vicini al telespettatore. C’è il timido schiavo (Alessandro), lo schiavo che attende la sua occasione (Lorenzo), lo scontroso capo elettricista (Biascica), la pigra segretaria di edizione (Itala), l’integerrima assistente alla regia (Arianna), il disilluso direttore della fotografia (Duccio), l’armeggione delegato di produzione (Sergio) e la banderina rappresentato dal delegato di rete (Lopez). In mezzo a questo mare, Ferretti impersonato da Pannofino deve fare continui compromessi per far mandare avanti la realizzazione di una serie decisamente terribile.

Cosa è rimasto, poi?

Una serie di modi di dire, e di frasi indimenticabili: “Dai dai dai”, “Genio!”, “La qualità ci ha rotto il ca**o”, “Nella fiction la fotografia non deve essere più bella di quella della pubblicità, sennò la gente cambia canale”, “Li Mortalguerrieri”, “Non riesco a vedere i filmitaliani, perché sono troppo italiani”, “Seppia”, “Non stamo a fa Kubrick”, “F4, basito”, “Voglio che smarmelli, apri tutto”, “Cagna… cagna maledetta”, “Se mi permetti, a ca**o di cane, non ci crederai, ma funziona sempre”.

Ma per capire meglio, occorre guardare. Le tre stagioni di Boris sono disponibili su Netflix, le puntate durano all’incirca sui 25 minuti. Perché ha avuto successo? Lo ha spiegato Francesco Pannofino a suo tempo: “Boris fa ridere e riflettere nello stesso tempo. È lo specchio dell’Italia del giorno d’oggi vista attraverso le vicende di uno scalcinato gruppo di lavoratori dello spettacolo. Perché in Italia, purtroppo, c’è una sorta di rassegnazione al brutto ed alle bugie“.

Commenti da Facebook