Zizo Stories – Renato Villa, uno su mille ce la fa

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Uno su mille ce la fa, così cantava Gianni Morandi, bolognese doc e tifosissimo della squadra rossoblù. Di certo non pensava al protagonista della storia di oggi quando scrisse la canzone, ma nonostante ciò, non appena quel difensore dal fisico apparentemente inadatto e dal pedigree sconosciuto ha iniziato a calcare i campi di Casteldebole prima e del Dall’Ara poi, Morandi non ha potuto fare a meno di dedicargli una delle sue canzoni più famose.

Assieme a lui in tribuna spesso si poteva vedere un altro cantautore bolognese, per tanti il Cantautore con la C maiuscola, il compianto Lucio Dalla: altro storico tifoso rossoblù, fu lui a rendere celebre il soprannome di Renato Villa, al secolo il Mitico Villa, vera e propria icona del Bologna a cavallo fra gli anni ’80 e i ’90.

Se in quel di Torino è rimasta famosa l’epopea del fu falegname Moreno Torricelli, un altro uno su mille ad avercela fatta, qualche anno prima la storia dell’uomo arrivato dal nulla al grande calcio rispondeva al nome Renato e al cognome Villa: il massimo raggiunto fino all’età di 28 anni era stata la C2, la maglia dell’Orceana, prima solo dilettanti in giro per la Lombardia, lui nato il 26 ottobre del 1958 in un piccolo paese del cremonese, Castellone.

Poi, in prossimità del suo ventottesimo compleanno, arriva la chiamata della vita, quella del presidente del Bologna Corioni: l’inizio del campionato di B non era stato dei migliori per gli emiliani, i tifosi si attendevano un colpo altisonante per provare a risalire la china, il mercato di riparazione autunnale portò un difensore sconosciuto alto 1 metro e 70 e con sé tanta diffidenza e delusione.

La leggenda narra che nei giorni precedenti alla firma del contratto Villa si allenasse a Casteldebole e che Corioni, di fronte alla curiosità di tifosi e cronisti, sviò l’attenzione sul futuro nuovo acquisto definendolo un amico che ha chiesto di potersi allenare con loro: che fossero amici non è dato saperlo e chissà, forse il presidente temeva la contestazione di fronte a un mercato così povero. La domenica successiva, però, Renato Villa è subito titolare a Lecce, altro che amico… E piano piano, con il duro lavoro, il difensore inizia a fare breccia nel cuore del pubblico bolognese, notoriamente esigente, ma anche capace di apprezzare subito chi lotta senza risparmiarsi.

Alla fine di quell’anonima stagione nel campionato cadetto saranno 31 le apparizioni di Villa, ma è l’anno dopo che avviene l’esplosione definitiva: a Bologna arriva Gigi Maifredi, la zona diventa parte fondamentale della squadra, le caratteristiche di Renato, velocità e tempismo, calzano a pennello per togliere spesso le castagne dal fuoco a una retroguardia che gioca altissima e che fa dell’allegria difensiva il suo tratto distintivo. E poi i due si conoscono, Maifredi allenava proprio l’Orceana dove giocava Villa.

C’è poi un altro aspetto che renderà Renato per sempre Il Mitico Villa per i bolognesi: il vizio del gol. Quando c’è da recuperare una partita, quando l’orologio va veloce verso il fischio finale, Villa viene mandato a fare il centravanti: velocità, tempismo e generosità sono altrettanto fondamentali nei mucchi in area di rigore e Renato non tradisce. In 194 presenze con la maglia rossoblù farà 6 gol, non tantissimi, ma abbastanza per un difensore non di stazza, soprattutto la maggior parte saranno negli ultimi minuti, quando i ricordi restano indelebili e ingigantiscono la percezione dei numeri.

Sarà promozione, sarà Serie A, saranno sfide contro i Van Basten, i Maradona, i Baggio, sfide nelle quali non mostrerà mai paura e, all’occorrenza, sarà lui quello da marcare più che il marcatore: primo anno salvezza, secondo addirittura posto valido per la Coppa Uefa, quella che resterà nella memoria per la sconfitta ai quarti contro lo Sporting Lisbona.

Purtroppo le fatiche europee significheranno retrocessione, il successivo anno in Serie B l’ultimo della sua carriera. Dall’Orciana al palcoscenico europeo, un viaggio iniziato a 28 anni partendo dal nulla, costruendo mattone dopo mattone il suo stesso mito ancora vivo nei ricordi del pubblico bolognese. Uno su mille ce l’ha fatta.

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