Il cinema piange Michel Piccoli, fu il Papa dubbioso di Nanni Moretti

129

Nuovo lutto nel cinema: a 94 anni si è spento Michel Piccoli, attore e artista elegante e raffinato, che ebbe grande risalto mediatico per aver impersonato un Papa colto dai dubbi in “Habemus Papam” di Nanni Moretti.

Figlio di un violinista ticinese con ascendenti italiani e di una pianista francese, Michel Piccoli nasce a Parigi il 27 dicembre 1925, nel 13 arrondissment, vecchio quartiere operaio sulla riva sinistra della Senna. Il suo talento per le arti è precocissimo e i genitori lo incoraggiano alla musica e alla recitazione al “Cours Simon”, una delle più prestigiose scuole parigine, fondata nell’anno della sua nascita. Debutta a 20 anni a teatro e nello stesso momento ottiene la prima parte al cinema in “Sortilegi” di Christian Jacques. Entrerà presto in compagnia con due mostri sacri del teatro come Madeleine Reynaud e Jean-Louis Barrault.

Ateo convinto, irrequieto e appassionato, troverà in Luis Bunuel il mentore ideale che, con perfida ironia, gli affiderà il ruolo del prete ne “La selva dei dannati” (1956). Da quel momento la sua ascesa sarà sistematica e costante: al cinema ben presto si ritaglia un ruolo nel pantheon del “polar” (il poliziesco alla francese) passando con disinvoltura da poliziotto a criminale nei film di Pierre Chenal, Jean-Pierre Melville (“Lo spione”, 1962), Costa-Gavras, René Clement.

Viaggia spesso tra Francia e Italia (che diverrà la sua seconda patria) grazie al sistema delle coproduzioni e presto diventa una presenza insostituibile nel cinema francese che ritrae con ferocia e tenerezza la borghesia imprigionata dalle convenzioni e dal perbenismo (i film con Chabrol e Sautet).

La lista è talmente lunga e imponente che riassume la storia del cinema contemporaneo: da Tavernier a Rivette, da Doillon a Carax (per citare i francesi) fino a Alfred Hitchcock (“Topaz”); da Marco Bellocchio (premio come miglior attore a Cannes per “Salto nel vuoto” insieme alla sua partner Anouk Aimée) a Elio Petri (“Todo Modo”), da Angelopoulos (“La polvere del tempo”) a Nanni Moretti (il profetico e folgorante “Habemus Papam” con cui vince sia il David che il Nastro d’argento).

Commenti da Facebook