Il Ministro dello sport che non capisce il calcio

148

Con l’inizio della fase due in Italia è ripartito tutto. E probabilmente ripartirà anche il virus, contro il quale il Governo, magari giustamente, ha scelto i cittadini e il loro senso di responsabilità. Vedremo, tra pochi giorni purtroppo, le conseguenze di certe scelte e le giudicheremo. Oggi parliamo invece di chi non riparte: il calcio. E del perché non riparte: l’ha detto, udite, udite popolo volgare, il Ministro dello Sport, tale Vincenzo Spadafora. E chi è, verrebbe da chiedersi.

Proviamo a fare chiarezza qui. E lo facciamo senza mezzi termini: è il Ministro più decontestualizzato del Conte Bis. Lo stesso che, mentre impazzava la pandemia, non sapeva cosa fare con gli sport, rimettendo le decisioni alle varie lege e associazioni di settore. Lo stesso che parlava di fronte comune, di sinergie e collaborazioni salvo poi smentirsi dieci giorni dopo, così come due mesi dopo. Lo stesso che, da Ministro della Repubblica ha pensato brillantemente di scagliarsi contro il solo mondo del calcio a mezzo Facebook. Perché, in una certa politica, va di moda così: si usano i social per fare chiarezza laddove chiarezza non c’è.

Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprendono prima del 18 maggio, e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi che devono riaprire al più presto“. Per centri sportivi il brillante Ministro intende palestre, scuole di danza, piscine e compagnia cantante. Bello, molto bello. E coerente. Il problema è che a dirlo non è un tifoso qualunque.

In pratica il Governo ha lasciato le sorti della terza industria del Paese in mano a uno che non sa nemmeno dove intervenire. E che, lo aggiungiamo ma senza voler fare sterile polemica politica, prova a cavalcare le onde della demagogia e del populismo tentando di assecondare la pancia del Paese, che propende per la sospensione del campionato.

Il calcio è uno sport di contatto, dove sono coinvolti tanti uomini e dove il contagio di malattie altamente infettive è ovviamente sempre possibile. Ma per tutto il resto, piscine, palestre, centri di danza? I contatti non esistono? O si mantengono, di più e forse peggio, condividendo le stesse sale, gli stessi attrezzi, gli stessi spazi igienici e sanitari? Spadafora, forse, questo non lo sa. O lo ignora, non ce ne meraviglieremmo. Da un anonimo così, cosa aspettarsi di meglio? 

Così perdiamo tutti la faccia. Bastava dire “mi servono consensi e sospendo il calcio perché il 60% degli elettori vuole cosi”. Ma siamo in Italia, il Paese dove un ministro dello sport non sa cosa fare dello sport. Siamo alla frutta.

Commenti da Facebook