L’inizio di una cavalcata

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Siamo nella stagione ‘90/’91. Michael Jordan, Scottie Pippen, Horace Grant sono i caposaldi di una franchigia in crescita. In panchina, per la seconda stagione consecutiva, Phil Jackson. 

I Bulls vengono da una stagione finita con una nota negativa, la sconfitta in finale di Conference contro i Detroit Pistons brucia ancora, ma da anche la benzina necessaria per riaccendere il fuoco passionale per la stagione successiva. 

Tutta l’NBA sa che i Bulls sono una delle squadre che possono conquistare l’anello. Ma non solo i soli affamati. 

La stagione regolare per Chicago è una favola: Miglior record assoluto. 61 Vittorie, 21 Sconfitte. Il primo round dei Playoff NBA li vede contro una franchigia che ha fatto la storia: I New York Knicks. La stella di quella squadra era un certo Patrick Ewing. Il centro di origine giamaicana viene da una regular season devastante: 27 punti e 11 rimbalzi di media a partita. La difesa dei Bulls è messa a dura prova.

Horace Grant e Scottie Pippen faranno il lavoro “sporco” e proveranno a fermare il gigante. 

Gara 1 è una vittoria facile per i Bulls, mentre più ardue le vittorie in Gara 2 e 3.  In attacco, Michael Jordan comincia a mettere tutti sull’attenti: Con una media di 29 Punti, 6 Assist e 3 Palle Rubate, MJ guida l’approdo verso le Semifinali di Conference. Jordan ha imparato a giocare di squadra, questo è stato l’insegnamento, quasi forzato, di coach Jackson. Sa che se gioca bene e fa giocare bene i compagni, la vittoria è quasi assicurata. 

In Semifinale, i Bulls troveranno i Philadelphia 76ers. 
A questo giro la gatta da pelare si chiama Charles Barkley. Il giocatore dell’Alabama è la stella della squadra, ma c’è l’asso nella manica della squadra della Pennsylvania: Hersey Hawkins.

Hawkins non giocherà una gara 1 eccellente (10 punti) ma ne farà 30 in gara 2. Ne farà 30 in faccia a MJ che non la prende benissimo. La serie si concluderà con un sonoro 4-1 per i Bulls e Jordan la chiuderà con una medie che ha dell’alieno: 33 Punti e 8 Assist. 

Siamo in finale di Conference. E come nei migliori romanzi, la vendetta viene servita. I Chicago Bulls trovano di nuovo quelli dell’anno scorso. Quelli che li hanno buttati fuori. I Detroit Pistons.

E come nelle migliori vendette, i Bulls non hanno pietà:
Scottie Pippen e Horace Grant continuano il loro ottimo lavoro difensivo, chiudendo ogni possibile spazio per un rimbalzo alla squadra di Detroit. Un futuro Bulls, Dennis Rodman, sarà in enorme difficoltà contro i due giganti. 

In attacco c’è sempre il Re. La divinità. Il maestro. Michael Jordan è il direttore d’opera di una delle serie più devastanti della storia del NBA. Con una media di 30 punti e 9 assist a partita, MJ porta i Bulls a chiudere la serie con un clamoroso 4-0. 

Il mondo del Basket può solo guardare. 

Siamo alle finali NBA. E ovviamente lo scontro dev’essere contro i Re del NBA fino a quel momento. Quella squadra che ha scritto pagine e pagine di storia: i Los Angeles Lakers. James Worthy al meglio della sua carriera. Magic Johnson al top della forma. Sono guidati dal leggendario Mike Dunleavy. 

Se Jordan ha dominato ad East, Magic ha dominato ad Ovest. La sua media in questi playoff è un devastante: 22 punti, 12 rimbalzi e 8 assist. I Lakers hanno annientato i Rockets di Olajuwon, i Warriors di Hardway e i Trail Blazers di Porter. 

Ora però c’è l’ostacolo più difficile. L’Everest. Questo vale per entrambe le squadre.

Gara 1: I Lakers espugnano lo United Center di Chicago. Magic è il protagonista, Divac è il suo secondo (chiuderà la serata con 14 rimbalzi). LA vince solo di due punti.

Ma, incredibilmente, sarà solo un neo nella prestazione perfetta dei Bulls in quella serie. Chicago vincerà tutte e 4 le seguenti partite. MJ e Pippen prendono in mano la squadra dell’Illinois: Jordan chiuderà la serie con 32 punti, 12 assiste e 7 rimbalzi di media. Pippen, da canto suo, avrà una media di 21 punti e 10 rimbalzi. 

Michael Jordan vuole vincere quel primo anello, e lo fa con una facilità quasi disarmante. Sarà lui a portarsi a casa l’MVP della stagione. 

Sarà il primo titolo per Jordan. Il primo di una dinastia leggendaria per i tori di Chicago. 

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