L’ultimo di sei memorabili successi

240

Uscirà lunedì su Netflix il documentario “The Last Dance“, che racconta le gesta e i successi dei Chicago Bulls di Michael Jordan. In particolare l’ultima vittoria dell’anello NBA, l’ultima prima di oltre vent’anni di fallimenti.

Docu-serie in 10 episodi diretta da Jason Hehir (già regista di The Fab Five, Chicago Bears 1985, Andre the Giant), racconta con materiale inedito la stagione 1997-98, quando i Chicago Bulls hanno vinto il sesto titolo NBA in otto anni. Gli spettatori però rivivranno anche i primi cinque campionati dei Bulls, attraverso le sfide che fecero parte dell’evoluzione di un vero e proprio fenomeno culturale per il mondo cestistico.

Perché prima di diventare una delle formazioni più vincenti di sempre, i Bulls non si assicurarono nemmeno una finale per cinque anni. Certo, avevano già il grandissimo Jordan. Ma mancava quella spinta decisiva, corredata da una squadra che fosse per davvero al servizio di quello che Larry Bird ritenne il “Dio del basket“. Quegli anni furono decisivi per scrivere poi la storia che dal 1991 in poi sarà una cavalcata clamorosa.

Rivediamola assieme.

1991 Finals: Bulls vs. Lakers (4:1)

Probabilmente i Bulls non affrontarono la miglior formazione dell’Ovest in quella stagione di finali NBA. Però davanti si trovarono due straordinari leader come Michael Jordan e Magic Johnson. Questi, grandissimo interprete, era sul viale del tramonto ma al fianco aveva giocatori come James Worthy, Vlade Divac e Sam Perkins che rappresentavano un trio di solidi risultati, tanto da eliminare i Trail Blazers. Però Phil Jackson aveva capito che per far rendere al meglio Jordan bisognava dargli al fianco i migliori partner possibili. Ecco allora come l’ala piccola Scottie Pippen, l’ala grande Horace Grant, il centro Bill Cartwright e la guardia John Paxson: il quintetto dei sogni supera i Lakers nella quinta gara con 30 punti e 10 assist di Jordan che, finalmente, può baciare l’anello.

1992 Finals: Bulls vs. Trail Blazers (4:2)

I Bulls avevano già migliorato il loro score in stagione, passando da 62 a 67 vittorie. In finale trovano i Portland Trail Blazers, ma non sono la corazzata dell’anno precedente, nonostante la nuova grande stagione di Clyde Drexler. Peccato che davanti avesse davanti l’MVP Michael Jordan, che mise in luce tutte le debolezze degli avversari. Totale equilibrio nelle prime gare, quindi i Bulls scappano nelle ultime due sfide con Jordan che sigla una media di 35,8 punti a gara. Menzione anche per Pippen che vince il titolo di miglior difensore del campionato.

1993 Finals: Bulls vs. Suns (4:2)

I Bulls sono in declino? Appena 57 vittorie in regular season, una certa difficoltà a trovare un passo dinamico nel loro percorso. Dall’altra parte si issa la figura di Charles Barkley che finisce per essere decretato MVP e che trascina i Phoenix Suns in finale assieme a Kevin Johnson e Danny Ainge. Sono affamati e lo fanno capire portando Chicago a giocarsi ogni partita con una intensità mai vista fino ad allora. A decidere la sfida non è Jordan, ma John Paxson che infila la tripla del 99-98 che garantisce il terzo titolo di fila.

1996 Finals: Bulls vs. Supersonics (4:2)

Jordan è tornato al basket giocato dopo la morte del padre e una breve apparizione nel baseball. Trova una squadra diversa: a parte Pippen, Phil Jackson gli affianca Dennis Rodman, Luc Longley, Toni Kukoc, Ron Harper e Steve Kerr. La scelta migliore perché i Bulls raggiungono il record di 72 vittorie in stagione e si impongono come uno schiacciasassi. Jordan gioca forse la miglior stagione della sua carriera, ma in finale trova i Seattle Sonics di Gary Payton che non possono farci molto per tentare di mettere a rischio una vittoria annunciata. Kukoc, Pippen e Rodman entrano con lui in tutti i premi di fine anno.

1997 Finals: Bulls vs. Jazz (4:2)

A Ovest si alza il sole degli Utah Jazz. Karl Malone e John Stockton sono i nuovi messia del basket NBA e i Chicago Bulls devono fare i conti con gli infortuni di Kukoc e Longley, oltre con le innumerevoli vicissitudini di Rodman. Ma c’è poco da fare, se hai il miglior giocatore del pianeta non c’è nulla da fare. Bastano i numeri: 32 punti, 7 rimbalzi, 6 assist e una stoppata a partita. Jordan però decide di non essere la mano decisiva sulla sfida: come nel 1993 quando toccò a Paxson, qui concede a Kerr l’occasione per mettere il proprio nome tra i grandi del basket. Tripla, match e titolo a casa.

E l’ultima vittoria? L’ultima guardiamocela tutti assieme a partire da lunedì 20 aprile su Netflix. Una delle migliori finali di sempre dell’NBA, ancora tra i Chicago Bulls e gli Utah Jazz.

Commenti da Facebook