Zizo Stories – Thomas N’Kono, l’eccezione che conferma la regola

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Nella storia del calcio sono esistite diverse scuole di portieri, da quella italiana a quella belga, passando per la spagnola e la tedesca fra le altre, e un luogo comune diffuso, più che altro uno stereotipo, è quello della poca affidabilità dei portieri africani.

Thomas N’Kono può essere considerato dai cultori del genere l’eccezione che conferma la regola, una regola anacronistica, ma che fino al 1982 era verbo. Portiere dei leoni indomabili per tre mondiali, due da protagonista – Spagna ’82 e Italia ’90 – e uno da riserva – Usa ’94 – prese letteralmente a pugni il concetto di inaffidabilità dei portieri africani esattamente come faceva quando usciva dai pali per allontanare i cross avversari.

N’Kono si fece notare dal pubblico internazionale proprio durante la prima Coppa del Mondo giocata, quella spagnola vinta poi dall’Italia, e anche grazie alle sue parate il Camerun fermò sul pareggio i futuri Campioni del Mondo: interventi plastici, tuffi spettacolari, esplosività e velocità di pensiero da portiere di assoluto livello.Per gli amanti della tuta il nome che viene in mente è quello dell’ungherese Kiraly, ma N’Kono anche in questo fu un antesignano, uno che non perse l’abitudine di indossare i pantaloni lunghi come quando si buttava sui campi sterrati del Camerun nemmeno nel momento in cui iniziò a giocare nei terreni in erba europei.

Icona non solo dei leoni indomabili, ma anche della seconda squadra di Barcellona, l’Espanyol, con cui giocò oltre 300 partite ufficiali in otto anni di appartenenza diventando poi guida per il suo successore Kameni, N’Kono è stato anche d’ispirazione al portiere italiano più forte di tutti i tempi, Gianluigi Buffon: è infatti noto come l’estremo difensore della Juventus abbia deciso di diventare portiere dopo aver visto giocare il Ragno Nero a Italia ’90, quando la sua nazionale arrivò fino ai quarti di finale dopo aver battuto all’esordio i campioni in carica dell’Argentina, ancora una volta anche grazie alle sue parate.

Tanta è l’adorazione di Buffon verso N’Kono che anche il nome del figlio, Thomas, è proprio un omaggio allo storico portiere camerunense.Chiusa la carriera alla soglia dei quarant’anni, N’Kono è diventato allenatore dei portieri, con anche un periodo breve da commissario tecnico della sua nazionale nel 2009: qualche anno prima, nel 2002, fu perfino arrestato per via di una vicenda magica durante la semifinale di Coppa d’Africa contro il Mali: l’accusa? Aver utilizzato la magia nera.

Fu catturato sulla pista d’atletica dalla polizia assiema all’allenatore tedesco Schafer, squalificato per un anno – squalifica poi cancellato ma che non gli permise comunque di partecipare alla finale – e la leggenda narra che fu trovato nella sua giacca un amuleto per la magia nera da usare per aiutare il Camerun in quella semifinale.N’Kono ora vive a Barcellona dove tuttora lavora per l’Espanyol, ma resterà per sempre il portiere capace di cancellare lo stereotipo sui portieri africani, pugno chiuso e sguardo al futuro.

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