La bellezza senza tempo di Jesus Christ Superstar

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Ogni anno durante le vacanze di Pasqua e le vacanze di Natale capita sempre di trovare nel palinsesto televisivo almeno un film che narra la storia di Gesù.

Le opere di buona riuscita sono poche e forse le uniche che meritano di essere ricordate sono sempre le solite due: l’originale e pesantissimo La passione di Cristo di Mel Gibson e poi lui, il musical Jesus Christ Superstar. Se il primo lascia ogni volta senza fiato e carichi di angoscia il secondo è un concentrato di sorprese che vanno dal divertimento allo stupore per le doti canore degli attori e per lo spessore artistico delle composizioni musicali che completano l’opera.

L’opera firmata Norman Jewison compie quest’anno la bellezza di quarantasette anni e ogni volta viene difficile non gustarne ogni singolo minuto. L’arco temporale riprende l’ultima settimana di vita di Cristo scandendo ogni momento attraverso monologhi e dialoghi esclusivamente cantati.

Gli abiti sono stravaganti, le ambientazioni a volte anacronistiche, le coreografie più bizzarre che eleganti e interpretazioni impeccabili in ogni contesto raccontato. Basti ricordare che gli interpreti di Gesù e Giuda, rispettivamente Ted Neeley e Carl Anderson, ricevettero una nomina ai Golden Globe del 1974.

Un musical pieno di curiosità: le impalcature delle scene che ospitano i sacerdoti Anna e Caifa furono trovate direttamente sul posto, nelle rovine di Avdat nel deserto del Negev in Israele, e vennero appositamente lasciate per scelta del regista. Un abitante del luogo venne addirittura pagato per coltivare a un anno dall’inizio delle riprese una zona del deserto in modo tale da avere a disposizione nel tempo previsto un prato proprio in mezzo al deserto.

Il genio creativo del regista lo portò a chiedere un permesso speciale al governo israeliano per far sfrecciare due caccia dell’aeronautica militare del posto in concomitanza con la scena del tradimento di Giuda. Ma per quanto assurdo tutto ciò non bastò, Jewison per fare bene tutto fino all’ultimo si fece “prestare” pure cinque carri armati.

Il film fu accusato a più riprese di blasfemia per la singhiozzante seriosità dell’opera e per alcune scelte registiche che non andarono a genio proprio a tutti. Che si abbia fede o meno si può comunque affermare la grandezza dell’opera musicale che rimane dopo quasi cinquantanni una pietra miliare del panorama cinematografico e di quello musicale.

La colonna sonora fu pubblicata in vinile dalla MCA Records nel 1973 e in CD nel 1993 e nel 1998. Fatevi un regalo e non fatevi fregare dagli orientamenti religiosi diversi o inesistenti, il tempo ben speso è più che garantito.

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