Il pranzo di Pasqua ai tempi del Coronavirus

181

Come sarà il pranzo di Pasqua? Per la prima volta in versione lockdown e in sostanziale isolamento a causa della pandemia da Coronavirus.

Secondo l’Osservatorio di TuttoFood, la rassegna internazionale dell’agroalimentare di FieraMilano, gli italiani sono divisi in due scuole di pensiero: chi non vuole rinunciare a un menù ‘firmato’, particolare, cucinato da chef e chi invece, nella tranquillità casalinga e con il tanto tempo a disposizione si cimenterà in cucina, come da tradizione e abitudine per le festività più importanti.

In molte Regioni (ma non tutte) ai ristoranti è consentito proseguire l’attività per la consegna a domicilio e gli italiani ne stanno approfittando: il 40% dei ristoratori segnala una crescita della domanda di food delivery. Ha cominciato a utilizzare il sistema un nuovo 10% di italiani, mentre chi già lo utilizzava prima ha incrementato la frequenza di ordini e si calcola che il 53% di italiani abbia fatto più di un ordine nell’ultimo mese considerando anche le pizzerie.

Nella ricerca della qualità, i prodotti naturali, del territorio o a Km Zero si confermano in primo piano. Per il giovane chef napoletano Luigi Barone “in generale, è il momento di rivalutare la versatilità delle verdure fresche, che ci aiutano anche a mangiare più sano in un momento in cui siamo costretti a una vita sedentaria“.

In questa Pasqua diversa un gran peso lo giocherà la fantasia, l’inventiva di creare – non per far vedere gli altri ma solo per noi – ‘location’ che possano dare ai nostri pranzi e cene l’allure di una serata fuori: dal terrazzo o in giardino per chi li ha, alle tovaglie alle luci in un altro spazio della casa.

Commenti da Facebook