Zizo Stories – Rinat Dasaev

396
Rinat Dasaev

Ragno Nero richiama subito a uno dei più grandi portieri della storia del calcio, Lev Yashin, unico nel suo ruolo ad aver vinto il Pallone d’Oro.

L’erede designato di quella che fu la vecchia Unione Sovietica è stato senza dubbio Rinat Dasaev, la Cortina di Ferro fra i pali dell’URSS negli anni ’80, gli anni d’oro con il colonnello Lobanovski, spazzati via dalla caduta del muro di Berlino.

Fotogramma: Olympiastadium di Monaco di Baviera, 25 giugno 1988. La voce di Bruno Pizzul, si coordina Van Basten, il fantastico gol del cigno di Utrecht nella finale degli europei del 1988. Vittima sacrificale di quel gesto indimenticabile proprio lui, Rinat Dasaev, divisa azzurra, calzettoni bianchi e i suoi insuperabili guantoni inermi di fronte alla parabola dell’attaccante orange.

Dasaev è stato uno dei migliori, forse il migliore portiere di quegli anni, figlio dell’Unione Sovietica dalla quale era difficile partire per trovare fortuna nelle grandi d’Europa. Eletto miglior estremo difensore del mondo proprio in quel 1988, la sua divisa con la scritta a caratteri cubitali CCCP sul petto dominava le aree di rigore, tempi di uscita perfetti e predatore delle palle alte, non per nulla fu non solo la cortina di ferro, ma anche The Cat, Il Gatto.

Antesignano del rinvio lungo con le mani a far ripartire velocemente l’azione, tra URSS e Spartak Mosca, una tecnica che verrà poi resa famosa nel decennio successivo da Peter Schmeichel, portiere moderno ancor prima della modernità. Palla fra le mani, sguardo verso l’attacco dove spesso aspettava un altro Zar come Belanov, e rilancio da discobolo con il pallone che arrivava anche oltre la metà campo, vero e proprio regista difensivo con le mani.

La fine della Cortina di Ferro politica rappresentò anche la fine della Cortina di Ferro tra i pali simboleggiata dal trasferimento a Siviglia, arrivo da Re e partenza da delusione: un Mondiale in italia, il terzo della carriera, l’onta della panchina dopo errori non da lui, il passaggio in Spagna fatto di alti e bassi fra parate da gatto e papere inaspettate, l’atterraggio in Andalusia con sua moglie e le sue due figlie e l’addio con una nuova fiamma spagnola.

L’addio al calcio nel 1991, lui classe 1957 che lascia a 34 anni, relativamente giovane per un portiere, afflitto da problemi sia economici che di alcool, la macchia di un incidente d’auto nei pressi dell’Università di Siviglia che gli provocò un brutto infortunio alle dita della mano, il suo negozio di articoli sportivi aperto in Spagna e poi fallito come la sua esperienza iberica: Dasaev non è stato un giocatore normale tra i pali così come non lo fu fuori dal campo, pesce lontano dalle acque sicure della Cortina di Ferro sovietica.

Rinat Dasaev ora lavora come consulente per l’allenamento dei portieri nelle giovanili del suo vecchio Spartak Mosca, ma l’immagine che resta è quella di un portiere che nel calcio attuale, senza i limiti dell’URSS dell’epoca, sarebbe stato probabilmente una stella indiscussa a livello mondiale.

Commenti da Facebook