Francesca Michielin e il suo “Stato di Natura” perfetto per i FEAT

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Francesca Michielin ci ha messo un po’ di tempo per scrollarsi di dosso l’etichetta di vincitrice di X- Factor e camminare con le proprie gambe senza quel push che dopo un po’ non vale più e inizia ad essere asfissiante. In realtà è tra i pochi vincitori del talent che sono effettivamente riusciti a costruire una carriera credibile dopo quell’esperienza televisiva.

I singoli che hanno anticipato questo lavoro hanno dimostrato fin da subito che sarebbe arrivato un disco interessante e ricco di sorprese. A noi ha convinto ed oggi ve lo raccontiamo.

Il titolo dell’album parla chiaro, undici canzoni in cui la Michielin duetta con cantanti e produttori che danno un contributo fondamentale ad ogni singola traccia. I primi ospiti sono i Maneskin in Stato Di Natura, unico brano dall’attitudine rock in cui Francesca e il frontman della band convivono alla perfezione trattando il tema della donna, della violenza e della maleducazione.

E proprio di convivenza si continua a parlare in Monolocale, in sieme a Fabri Fibra, dove i due parlano di relazioni d’amore finite accompagnati da sonorità pop con sfumature che strizzano l’occhio al soul, al rhytm and blues ed alla musica black in generale. Sonorità che ritornano in brani come Riserva Naturale (feat. Coma_Cose) e Sposerò Un Albero (feat. Gemitaiz).

La cantante racconta spesso di relazioni tormentate insieme a Shiva in Gange, con Max Gazzè in La Vie Ensamble, cantata quasi totalmente in francese, ed in Star Trek dove conferma che la squadra formata insieme a Carl Brave è quanto pare sempre vincente.

Nel bel mezzo del disco troviamo la collaborazione con Dardust e Elisa in Yo No Tengo Nada in cui l’impronta del compositore è inconfondibile, molto più delle due cantanti che rischiano un po’ di essere confuse l’una per l’altra. Acqua e Sapone (feat. Takagi & Ketra e Fred De Palma) è un manifesto di se stessa e un inno alla propria personalità genuina e non costruita forzatamente per andare incontro ai gusti degli altri.

Il disco si conclude con la partecipazione di Giorgio Poi in Leoni e con l’unica canzone senza featuring, con la sola presenza di quella garanzia chiamata Charlie Charles alla produzione, in quello che è l’unico racconto malinconico di una storia d’amore intensa ma arrivata al capolinea, probabilmente la traccia più bella del disco.

Sembra che Francesca abbia avuto finalmente l’occasione di liberare ogni sua attitudine musicale, canta bene su ogni genere, con ogni tipologia di metrica e di melodia, al fianco di artisti diversi l’uno dall’altro: cantanti e produttori che hanno accettato la sfida della Michielin di abbandonare talvolta il proprio habitat naturale per creare qualcosa fondendo le proprie impronte con quelle della cantante.

Non c’è un vero e proprio filo conduttore a parte le tematiche sentimentali ricorrenti, i generi cambiano costantemente ma tutto alla fine trova il suo compimento nell’apparire come una grande compilation di duetti in cui nessuna delle due parti viene sfigurata dall’altra, le combinazioni sono tutte azzeccate e i ritornelli rimangono in testa dal primo all’ultimo. Un disco credibile e godibile, una bella sfida vinta da tutti quanti.

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