Quanto durerà ancora l’indie in Italia

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Sono ormai passati quasi dieci anni dall’inizio di quella che si può chiamare a tutti gli effetti una rivoluzione musicale nel panorama discografico italiano e nonostante il tempo non siamo ancora riusciti a capire come questo genere debba essere chiamato. Indie? It-pop? Nuovo cantautorato italiano? Forse è la prima volta in cui tutti ci troviamo di fronte a un’onda di queste dimensioni che ancora genera questo tipo di dubbi.

Un genere che è partito dalla periferia della scena musicale fino ad impossessarsene quasi completamente insieme all’altra realtà parallela chiamata trap. Ma è un genere musicale, un’attitudine, uno stile di vita? Troppe domande ancora a riguardo che probabilmente non troveranno mai risposta e tutto sommato va bene così non essendo proprio necessaria.

La riflessione che oggi vogliamo fare riguarda proprio la vita di questo movimento, chiamiamolo così. Non serve per forza fare nomi e cognomi per riflettere sul suo percorso e pensare a cosa succederà in futuro: è partito dai bassifondi, si è espanso piano piano conquistando sempre più attenzioni fino ad entrare a gamba tesa nei canali di diffusione più importanti ed impadronirsene.

La cosa più interessante che si può analizzare è l’equilibrio perfetto tra il crescente apprezzamento da parte di pubblici inizialmente molto distaccati dal genere e l’adattabilità di questo alle richieste della massa.

Diciamo così sia per difendere chi secondo i puristi del genere si è venduto al commercio e sia per esprimere l’amarezza dettata dalla mancata soddisfazione di vedere il successo di un movimento arrivare senza i compromessi del caso. Se però può mutare a suo favore col passare del tempo o addirittura manovrare da solo i cambiamenti musicali della scena italiana allora l’indie probabilmente non morirà mai. Del resto il genere si identifica più per le tematiche trattate che per i suoni che lo caratterizzano.

Quindi, quanto durerà ancora l’indie in Italia? Forse non morirà mai, non stancherà mai, o forse verrà scavalcato piano piano da tutti quei piccoli artisti alternativi che timidamente cercano di farsi spazio dai bassifondi sopra citati. Poi probabilmente faranno lo stesso percorso tracciato dai pionieri dell’indie e così i loro successori, in un ciclo infinito che porterà innovazione costante nelle nostre playlist, radio e televisioni. Che l’indie sparisca o no, qualcosa di nuovo arriverà.

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