Film da dimenticare: Box Office 3D

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Ogni ci sono film che si dimenticano e quando ricompaiono, si pensa: ma davvero erano così brutti. E così l’utente medio va a rivederseli o se li vede per caso, facendo zapping da un canale all’altro. “Box Office 3D” non tradisce le aspettative, e dopo anni conferma di esser stato un prodotto imbarazzante nell’archivio del cinema italiano.

L’idea di partenza non era neanche male. Lavorare sulle parodie funziona, specie se consente al pubblico di ritrovarsi di fronte i propri film preferiti. Ezio Greggio li aveva messi tutti dentro: Harry Potter, Twilight, Il Gladiatore, Fast & Furious e tanti altri. Una operazione simpatia come ce ne sono tante, ma in questo caso sorretto da una spinta pubblicitaria di alto livello e un motivetto (Danza Kuduro di Omar) ripetuto ossessivamente sia nel trailer che durante il film, in pieno stile cinepanettone.

“Box Office 3D” è come una torta bella di figura che, tolta dal forno, si sfalda e fa sa di muffa. Battute deboli, gag sceme e poco efficaci mostrano come la sceneggiatura fosse facilona, devota ad un pubblico di famiglie che segue Greggio a Striscia La Notizia da trent’anni. Ed è proprio questo il problema: Striscia, negli angoli comici, non fa affatto ridere. E questo film segue il modello, portando lo spettatore a schifarsi dall’imbarazzo o ad annoiarsi per scene tirate per le lunghe. Non basta neppure aver puntato su Salvi e Mattioli, ridotti a fare la macchietta di se stessi come se fosse quello e null’altro.

Il film zoppica, cade e non si rialza più. Esattamente come i precedenti film di Greggio. Non riesce neppure a dare una scena che ne faccia un film trash di culto, di quelli che in un modo o nell’altro riescono a mantenere almeno un ricordo positivo. Nulla di nulla. E se nel 2011 ebbe un peso l’averlo presentato al festival del cinema di Venezia, oggi crolla ancora di più nella sua inadeguatezza.

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