Uno scialbo assassinio a Villa Borghese scritto da Walter Veltroni

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Quando il nome dell’autore è più importante del titolo del libro stesso troviamo romanzi come “Assassinio a Villa Borghese”, scritto da Walter Veltroni. Si tratta del primo giallo sul quale l’ex segretario del PD si cimenta.

Il questore di Roma, di concerto con il sindaco e col ministro degli interni, hanno deciso di costituire un commissariato a Villa Borghese, il parco più rinomato della capitale. L’incarico verrà affidato, anche per dispetto, al commissario Giuseppe Buonvino, un poliziotto ormai relegato a mansioni ordinarie dopo un fallimento professionale per il quale viene costantemente emarginato dai suoi colleghi. Villa Borghese non è esattamente il posto in cui un poliziotto sogna di riscattarsi, ciononostante Buonvino viene messo a capo di una squadra di scapestrati agenti. Sarà la scoperta di un’orrenda mutilazione a dar vita ad una scia di sangue che metterà Buonvino e i suoi sulle tracce di un pericoloso serial killer.

Il romanzo appare molto scialbo e confuso nella sua narrazione. Veltroni ha forse voluto ricalcare le orme dei tanti autori che stanno facendo fortune grazie ai propri personaggi, basti pensare ad Antonio Manzini e al suo vicequestore Rocco Schiavone o ancora Maurizio Giovanni e il Commissario Ricciardi.

L’esperimento non è, purtroppo, riuscito. La buona intenzione c’è tutta, forse si coglie anche qualche spunto interessante durante la lettura, ma il commissario Giuseppe Buonvino riesce a far provare solo compassione e talvolta irritazione per quel misto di sfortuna e vittimismo che si porta dietro. L’amore di Veltroni per Roma e per Villa Borghese sono palesi, ma forse questo non è un romanzo che gli rende il giusto merito.

Per farla breve “Assassinio a Villa Borghese” è stato stroncato da numerose recensioni, sicuramente non è un romanzo da consigliare. Ciononostante qualche trovata brillante in questo libro lascia sottintendere che non tutto è da buttare. Dunque, Veltroni rimandato.

Lorenzo Argiolas  

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