Toccata e Fuga

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Valencia 2006. Ultima gara della stagione MotoGP. Sulla sella della Ducati GP06 sale un pilota Australiano, vincitore della Superbike: Troy Bayliss. Non ha mai avuto una carriera splendente in MotoGP: Quattro podi e qualche soddisfazione. Niente di eccezionale.

Torniamo a qualche settimana prima: Sete Gibernau, pilota titolare Ducati, cade e si fa male. Bisognava sostituirlo al piu’ presto, per poter concludere la stagione. Claudio Domenicali e Paolo Ciabatti, responsabili Ducati, puntarono subito Bayliss come sostituito. Cosa poteva andare storto? Il vincitore della Superbike in sella alla Ducati MotoGP.

Ma Troy, all’inizio, disse di no. Non voleva ripercorrere la disastrosa stagione MotoGP 2005 con la Honda. Grazie alla Ducati SBK, e il titolo mondiale conquistato, l’Australiano aveva trovato la serenità che cercava. Fu Livio Suppo (ai tempi, responsabile del progetto MotoGP Ducati) a convincerlo. Semplicemente, gli mise tutto scritto, fino all’ultima condizione. Soprattutto, una piccola ma particolare clausola. Bayliss voleva tre persone nel suo team: Davide Marinelli (capo tecnico di Troy in Superbike), Paolo Ciabatti e Davide Tardozzi (team manager Ducati SBK).

Il team Ducati MotoGP accettò. L’ultima gara avrebbe visto, in sella alle Ducati, Loris Capirossi e Troy Bayliss. Non fu un grande inizio, però, per l’Australiano che nelle prime Prove Libere fece ottavo, mentre finì decimo nelle seconde. Nonostante questo, le sensazioni erano buone.

Bayliss arrivò a Valencia per fare risultato, non solo per fare presenza. Era motivato e pronto per dimostrare il suo valore. Le qualifiche furono, però, una storia completamente diversa. Troy Bayliss fece un giro incredibile, che solo un certo Valentino Rossi riuscì a battere. Con un’ultima curva completamente di traverso, il secondo posto è un po’ stretto per l’Australiano.

La domenica, la storia è diversa. In testa dall’inizio alla fine, le Ducati prendono il controllo della gara. Bayliss mantenne per tutta la gara un discreto vantaggio. Quando Capirossi provava ad avvicinarsi, Troy ristabiliva immediatamente le gerarchie. Fu semplicemente un trionfo. Bayliss riuscì a vincere. E quando torno al parco chiuso, la sua prima parola fu “Easy”. Per lui era così semplice, nonostante non aver mai preso in mano quella Ducati MotoGp prima del venerdì di gara.

Ma come si può spiegare una vittoria così? Non si può.

Troy Bayliss, al suo debutto, nel 2003, fece anche abbastanza bene. Ma quando nel 2004, la Ducati, cambiò moto, ci fu un crollo verticale per il pilota Australiano. E nel 2005, con la Honda, la situazione fu disastrosa. Fu un crollo verticale, sia fisico e mentale, per Bayliss.

Forse considerarlo un miracolo sportivo è sbagliato. Troy Bayliss uscì rinvigorito dalla stagione 2006 in Superbike. Più che un miracolo è una prova di forza dell’Australiano. Un’impresa comunque unica. Bayliss rinunciò anche ad un possibile futuro in MotoGP. Per lui era il punto più alto della sua carriera, e anche l’unico. Per lui, l’obiettivo, era quello di rivincere il titolo in SuperBike e chiudere lì la carriera.

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