Hulk Hogan, l’immortale

278

C’è tutto un mondo la fuori. Un mondo pieno di un sacco di sfaccettature che caratterizzano la vita. Ci sono un sacco di persone e un sacco di passioni, un sacco di modi di vivere, un sacco di sacchi di cose. Ci sono i migliori, quelli che entreranno nella storia per essere i numeri uno, i più bravi. Poi, altrettanto importanti, ci sono i rivoluzionari, quelli che, al giorno d’oggi, forse non possono essere considerati proprio i migliori, ma grazie ai quali, nel loro tempo, qualcosa è profondamente cambiato.

Il mondo del Professional Wrestling non è differente dal resto, e il suo primo, vero, rivoluzionario, il mondo del Professional Wrestling lo ha avuto dalla sua esplosione globale fino ad oggi, ha resistito ai migliori nella lotta, ai migliori nelle parole, agli altri rivoluzionari che sono venuti dopo. Ha resistito ai cambi di compagnia, di ideologia, di pubblico. Ha resistito e basta. Il suo nome, per chi non l’avesse ancora capito, è Hulk Hogan.

Hulk Hogan, al secolo Terrence Gene Bollea, è un uomo del quale si è detto tutto e il contrario di tutto, ed è, soprattutto, un uomo che ha fatto tutto e il contrario di tutto. Sin dai suoi inizi il suo aspetto è sempre stato lo stesso, fatto che lo ha aiutato ad essere sempre e comunque riconoscibile. Sin dai suoi inizi, il suo nome di battaglia, è sempre stato lo stesso, fatto che ha cementato il suo essere comunque riconoscibile. Sin dai suoi inizi, ha sempre vinto ed è sempre stato al centro dell’attenzione, cosa che ha consacrato il suo essere comunque riconoscibile. Hulk Hogan può essere definito IL Pro Wrestler.

Hogan è il Wrestler che tutti nel mondo conoscono. Potete nominare, voi fan accaniti e meno, qualsiasi altro lottatore, qualsiasi altro essere che ha calcato un Ring, leggendario e vincente, ma qualcuno avrà difficoltà a sapere di chi si sta parlando, se non molti. Hulk Hogan no. Tutti conoscono Hulk Hogan. E’ come l’anello mancante fra la specie che non capisce il Pro Wrestling e voi fan. E’ la fune che lega indissolubilmente la speranza che tutti avete, che un giorno questa disciplina diventi di casa anche qua in Italia.

Hulk Hogan è chiaramente anche un uomo. Chiacchierato, criticato, elogiato, condannato, assolto, risarcito, richiamato, allontanato, immortalato, avvicinato, pagato, strapagato, sfruttato, mal sfruttato, sposato, lasciato. Non è un santo, e in certe occasioni lo ha ampiamente dimostrato, ma non è nemmeno il diavolo. E’ il centro di molte attenzioni, di molte dispute. Ad alcuni non piace, per ciò che ha detto in passato. Ad altri non piace, perché è semplicemente un grande Wrestler ma un pessimo attore. Altri le sono indifferenti. Tutti questi rientrano nelle categorie secondarie, quelle del “si, conosco Hulk Hogan, quello del Catch“.

Per tutti voi però, anzi, per tutti noi, Hulk Hogan è ancora una stella che brilla luminosa. E’ un simbolo, una scia di una cometa, che per anni e anni ha portato la bandiera di un disciplina che oggi non sarebbe ciò che è. Ha dato, col suo carisma, speranza, gioia e allegria. Ha fatto si che il suo mondo, quello per il quale aveva lavorato una vita, diventasse grandioso, sempre più lucente e ricco, e lo ha fatto alla grande.

E a noi, cari amici, non ci interessa, alla fine dei conti, se dietro le quinte c’è un uomo che non è esattamente ciò che mostra, perché quello è ciò che c’è dietro le quinte. Noi dobbiamo sospendere tranquillamente la nostra incredulità e continuare a rendere onore all’uomo che, nel bene o nel male ha reso grande ciò che amiamo. Anche se ha sbagliato, anche se sbaglia e sbaglierà. Perché si può essere dei normali fan di Wrestling, dei grandi o piccoli fan di Wrestling, ma non si può non essere grati all’immortale, al nostro unico, grandioso apripista, immortale.

Giovanni Pitzalis

Commenti da Facebook