“Presto” di Generic Animal è un treno da non perdere

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Si chiama Luca Galizia, in arte si fa chiamare Generic Animal ed è uno degli artisti più interessanti degli ultimi anni dell’intero panorama musicale italiano. Un personaggio dall’eclettismo raro e per definirlo in questo modo basta ripercorrere le tappe della sua carriera da musicista.

Nasce come parte dei Leute, progetto post-hardcore della scena lombarda, con cui incide e pubblica un album per poi abbandonare la dimensione band ed avventurarsi nella carriera da solista. Il suo primo lavoro, scritto dalla voce dei Fine Before You Came Jacopo Lietti e musicato dal ragazzo classe ‘95, porta il suo stesso nome d’arte e lo proietta rapidamente nel limbo dei migliori prospetti di quell’annata.

Nell’album successivo EMORANGER ribalta i ruoli dimostrando di avere ottime capacità di scrittura ma affidando le produzioni al suo amico Zollo, produttore tra gli altri anche di Ketama126. Ed è proprio da questo progetto e con quest’ultimo che inizia il suo giro all’interno della scena trap prendendo parte anche ai progetti di Massimo Pericolo, suo amico d’infanzia e concittadino, e lo stesso Ketama. Ma oggi vogliamo parlarvi del nuovo album scritto e suonato interamente dal ragazzo di Varese sotto la supervisione dell’amico e collega Luca Porrini. Pieno di sorprese e a dir poco interessante, oggi ve lo raccontiamo.

Dai primi secondi della prima traccia capiamo da subito che si tratta di un ritorno alle origini, quel sound delicato con cui Generic Animal si è fatto conoscere dal suo esordio: Como By Night è un racconto d’infanzia, di errori commessi pur di provare un brivido e della consapevolezza di non aver imparato abbastanza. Piacevole e inaspettata la presenza di Joan Thiele che presta la sua voce per i cori del brano.

I due brani successivi, 1400 e Sorry, li abbiamo già conosciuti tempo fa in quanto singoli estratti in attesa del rilascio dell’album ma rimangono comunque impossibili da commentare: il primo ci proietta nella sua dimensione concertistica da artista come specchio delle ansie e della responsabilità che una vita da musicista sembra, vista da fuori, non includere. Il secondo è una ballata malinconica che mette in risalto e in contrasto le sue insicurezze materiali e sentimentali facendo un bellissimo paragone tra gli affetti veri e il falso affetto che ci da lo schermo di un telefono ma che spesso scegliamo senza nemmeno accorgercene.

Si parla di affetti ed ecco il featuring con l’amico di sempre Alessandro, noto ai più come Massimo Pericolo, che dopo aver ospitato Luca nel suo disco con Sabbie d’oro ricambia il favore, un piacere in realtà, prendendo parte a Scherzo in cui i due raccontano ancora una volta l’infanzia vista dai banchi di scuola e da due punti di vista particolarmente differenti.

Il tema della scuola rimane anche in Promoter che è più uno sfogo di chi ammette e prova ad accettare i propri limiti, di chi si trova a combattere con rimpianti come nella successiva Nirvana in cui si parla di occasioni perse e la promessa di rimediare. Alveari è il brano più curioso: una sola strofa interamente cantata dal giovanissimo rapper Nicolaj Serjotti che racconta uno spaccato di vita quotidiana adolescenziale in perfetta coerenza con l’atmosfera creata dalle canzoni precedenti.

A questo punto tornano gli affetti, stavolta quelli familiari, con Volvo che racconta il racconto col padre, i ricordi d’infanzia tra le macchine tutte uguali e sgangherate che comprava, la casa, i balli in salotto, la stima e il legame tra padre e figlio. Dalla bontà di quest’ultima arriviamo così alla fretta, l’ansia e lo sconforto percepito ascoltando 700 che racconta del sudore versato per guadagnarsi qualcosa e dell’ingiustizia nel perderlo senza alcuna spiegazione logica.

Sinceramente arrivati a questo punto vorremmo che il disco non finisse mai ma mancano solo tre tracce: Presto vede la terza ed ultima collaborazione che porta il nome di Franco126. Una canzone da 110 e lode in cui i due raccontano il proprio combattimento personale con la pigrizia, ancora una volta con il senso di responsabilità, il non prendere decisioni al momento opportuno ma lasciar scorrere tutto e regolarsi alle conseguenze. Il capitolo finale è affidato ad Adelio e a Scarpe #2 che lui stesso ha definito come la risposta romantica al primo bellissimo atto presente nel secondo album.

Ascoltare questo lavoro tutto d’un fiato è un’esperienza non da poco. Ci siamo sentiti cullati per dodici canzoni in un fiume di spaccati di vita quotidiana presente e passata, di sensazioni positive e negative raccontate con sincerità ma soprattutto con un eleganza disarmante.

Generic Animal è un progetto che la massa probabilmente non è ancora pronta ad accogliere, per questioni di generi, e questo un po’ ci dispiace ma siamo a dir poco contenti di avere in Italia un cantautore di questo calibro in grado di suscitare emozioni come pochi ormai sanno fare senza cadere nella banalità o nell’emulazione di un altro artista. Luca, grazie.

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