Antonio Inoki è coreano per una notte

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Pyongyang. 1995Rungrado May Stadium

Tra il plotone di truppe nordcoreane preposte a controllare ogni singolo movimento, c’era un americano che aspettava di poter andare sul ring. Era l’unico americano in mezzo ai soldati. Era nervoso e spaventato di quello che stava per accadere. 

Questo non solo per via della sorveglianza perenne del regime, ma soprattutto per quello che rappresentava per l’intero paese. La Corea del Nord non se la passava bene. La fame fra la popolazione era ai massimi storici, con centinaia di persone che perdevano la vita ogni giorno per il digiuno forzato a cui erano costretti.

Era il momento.

L’americano prese un grande respiro e superò il plotone militare per poter entrare nell’arena. Davanti a lui, una marea di persone immobili. Parliamo di almeno 190 mila nordcoreani costretti dal regime ad essere lì e indottrinati alla filosofia che gli americani sono il male. Tutti gli occhi erano su questo americano, questo biondo americano, con la convinzione che dovevano odiarlo. L’americano era “The Nature Boy” Ric Flair, uno dei più grandi wrestler della storia. Flair, lentamente si avviò verso il ring, e nel mentre si chiedeva in che cosa si era cacciato. Ma questo non l’avrebbe sicuramente fermato dall’esibirsi.

Tokyo. 1994.

Seduto alla sua scrivania c’era uno dei più importanti politici giapponesi, contemplava il suo futuro e provava a capire il prossimo passo da fare. Era nel bel mezzo di uno scandalo che lo connetteva con la mafia Giapponese, la Yakuza, e faceva diminuire pericolosamente le sue possibilità di essere rieletto al senato.

Solo che prima di diventare un politico, questa persona era stata un wrestler, il più grande di sempre: Antonio Inoki. Conosciuto inizialmente come l’erede di Rikidozan (il fondatore del puroresu e la prima vera star del wrestling giapponese, ndr), Inoki era riuscito a costruirsi una dinastia tutta sua, fatta di successi in giro per il mondo e prestazioni stellari. E questa popolarità lo portò a lanciarsi in campo politico. 

In Corea del Nord la situazione era più grave del previsto. Il grande leader, Kim Il-sung, ha un attacco di cuore e viene portato in ospedale in condizioni gravissime. Di lui si occupano i migliori medici nordcoreani che provano a tenerlo in vita in tutti i modi possibili. Ma, l’8 Luglio 1994, le speranze finiscono. Il presidente nordcoreano muore. Per il popolo, questo era l’uomo che ha salvato l’intero paese dai Giapponesi, l’uomo che ha mandato via gli Americani. Kim Il-sung era, letteralmente, il salvatore della patria. Il suo posto venne preso dal figlio, Kim Jong-Il. La pressione era altissima, gli occhi del mondo erano su di lui. Ha bisogno di un qualcosa che possa sigillare la sua presidenza. 

Negli Stati Uniti, nel fantastico mondo del wrestling, una federazione la fa da padrona: la World Wrestling Federation, la WWF. Al secondo posto, distante con un bel margine, c’era una federazione della Georgia, la World Championship Wrestling. Una notte il presidente della WCW ricevette la chiamata di Inoki per organizzare il più grande evento di wrestling di sempre assieme alla NJPW.

Si, ma dove?

Antonio Inoki aveva un’idea ben precisa: Pyongyang, Corea del Nord, dove vige un regime totalitario. C’era una particolarità: la NJPW è una federazione giapponese e la WCW era una federazione americana. Giappone e Stati Uniti, erano le due nazioni più odiate dalla Corea del Nord, per via dei trascorsi in guerra e non. Inoki era fiducioso che la pubblicità, la risonanza mondiale per quell’evento e il fatto che era definito “L’evento della pace mondiale” avrebbe aiutato la sua causa.

Inoki teneva così tanto a quell’evento e alla sua carriera politica, che era pronto a combattere ancora una volta. Antonio Inoki vs Hulk Hogan, molto probabilmente IL Dream match. Ma Hogan disse di no, non voleva essere coinvolto. Così l’altra opportunità era Ric Flair e questi accettò. Assieme a loro anche Muhammad Alì, per un evento incredibile. Ric Flair, nel 2014, commento così la situazione “Pensai, numero uno, che sarebbe stato fantastico viaggiare insieme a Muhammad Ali. E secondo, era una sfida per me, e pensai che sarebbe stata un’esperienza da raccontare per tutta la vita.

Oltre a lui, un altro plotone di wrestler si unì alla comitiva: Road Warrior Hawk, Rick e Scott Steiner, Chris Benoit (nel personaggio di “The Pegasus Kid”), Scott Norton e 2 Cold Scorpio. Il viaggio non parti nel migliore dei modi. Quando uno dei consulenti della WCW, Sonny Onoo, informò del viaggio l’ambasciata giapponese, gli fu risposto freddamente: “Sapete che non possiamo garantire la vostra sicurezza” .

La truppa sali su un traballante aereo militare in Giappone e in men che non si dica, si ritrovarò in Corea del Nord. Appena atterrati, il gruppo venne diviso in due e ad ogni gruppo venne assegnato un responsabile, una guardia del corpo. Venne tolto a tutti il passaporto e furono portati a fare un organizzatissimo, e propagandistico, tour del paese, con tappa finale presso la tomba di Kim Il-sung. Dopo aver ascoltato un discorso del “Grande Leader”, gli ufficiali di governo nordcoreano diedero dei fiori a Bischoff e compagnia, da poter lasciare di fronte alla statua di Kim Il-sung. Ovviamente furono filmati mentre procedevano, e questi video divennero video di propaganda. 

Le cose peggiorarono qualche giorno prima dell’evento: Scott Norton era al telefono con la moglie, parlavano della situazione quando cominciarono a litigare. Dopo un paio di minuti, Norton disse qualcosa di sbagliato, di scomodo, di brutto, nei confronti della Corea del Nord. In men che non si dica, arrivarò un plotone di poliziotti che portarono via Norton e lo rinchiusero in una stanza per un interrogatorio. Uscì indenne solo per la mediazione del capo della WCW che lo salvò dalla fucilazione.

Quando, finalmente, la due giorni dell’evento per la pace iniziò, sugli spalti ci furono quasi 200 mila persone silenziose. I wrestler americani, abituati ad un pubblico attento e partecipe allo show con cori e urla, erano colpiti da questa calma. Il perché di questo era facilmente spiegabile: Il pubblico non aveva idea di cosa sta guardando. Era costretto ad essere lì.  Ma, come si può cercare una reazione quando i due wrestler provengono dalle due nazioni più odiate della Corea del Nord?

Antonio Inoki aveva un altro asso nella manica. Ricordate come vi ho parlato di Antonio Inoki che ad inizio carriera era conosciuto come l’erede di Rikidozan? Rikidozan era nato nella Corea Giapponese. Per i Giapponesi era una leggenda sportiva e non, per la Corea del Nord era sì una leggenda sportiva, ma era coreano e soprattutto combatteva contro quei cattivoni dell’impero giapponese. Inoki sfrutto questa cosa, e venne presentato come il “figlio di Rikidozan”. Il pubblico immediatamente realizzò cosa stava succedend:. Inoki era lì per difendere nuovamente la nazione, questa volta da Ric Flair e dagli interi Stati Uniti. 

Il match ebbe inizio e il pubblico fece partire un timido coro per Inoki e i due riuscirono a conquistare il pubblico. Con una coreografia ben organizzata, la folla era nel palmo delle loro mani. Nonostante non sapessero bene cosa stava succedendo, riuscirono finalmente a conquistare il pubblico.

E pure dopo che l’ultima campana suono, la battaglia non finì – almeno per una buona parte dei wrestler americani coinvolti nello show, e desiderosi di andare a casa. Prima di aver la possibilità di farlo, furono costretti ad andare in Giappone per recuperare tutto quello che erano stati costretti a lasciare lì. Inoltre, prima di farli andare via, il governo nordcoreano ebbe una richiesta, non proprio piacevole, per Ric Flair: voleva fargli leggere una dichiarazione che riportava, in parole povere, che dopo aver visitato la Corea del Nord aveva realizzato che la nazione poteva tranquillamente dominare sugli Stati Uniti.

Flair si rifiutò categoricamente, ma decise di rilasciare, comunque, una dichiarazione più diplomatica, lodando la “bellissima e piacevole nazione” e aggiungendo “sua Eccellenza, Kim Il-sung, sarà sempre con noi”. Qualche mese dopo, la WCW rilasciò l’evento in Pay-Per-View rinominandolo “Collision in Korea”. Gli ascolti erano decisamente bassi in confronto agli altri show dell’anno. Quello che poteva essere un momento politico e di unione si rilevò essere un buco nero. Nel 2001, la WWE comprò la WCW e tutta la video libreria della compagnia della Georgia, ed ha fatto sparire l’evento. Il motivo? Avere per sé il record degli spettatori paganti in uno spettacolo dal vivo.

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