L’Atalanta è il gioiello di Gasperini

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Gian Piero Gasperini of Atalanta celebrates Bergamo 30-01-2019 Stadio Atleti Azzurri d'Italia Football Italy Cup 2018/2019 Atalanta - Juventus Foto Image Sport / Insidefoto

Tutti tifano l’Atalanta ora. Squadra simpatia, che negli ultimi tre anni ha dimostrato di saper arrivare verso il vertice e di rimanerci con fermezza, alternando periodi complessi con una continuità di risultati importante per una provinciale. Anzi, non chiamiamola più così: nel calcio di oggi quell’appellativo medio, a metà tra una carezza e uno schiaffo, non ha più senso di esistere.

Ha senso il 4-1 rifilato al Valencia. Agli spagnoli mancavano tre titolari, ma nel girone eliminatorio si era piazzato al primo posto, aveva tenuto un buon andamento in campionato e si presentava a questa sfida di San Siro come favorita. La frase a mozzichi e bocconi era questa: l’Atalanta deve fare almeno un gol, altrimenti al Mestalla è impossibile giocarsela. Ne ha fatti quattro, ne avrebbe potuto fare sette o otto, ma alla fine va bene così. Ha giganteggiato in lungo e in largo, sofferto solo alla fine, quando la marcatura degli avversari ha messo in luce un po’ di problemi difensivi.

Ma questa Atalanta è il gioiello di Gasperini. La sua dimensione definitiva attraverso la quale arrivare al calcio che conta. Se i neroazzurri sono vicini ad una storica qualificazione ai quarti di finale di Champions League lo devono a lui, alle sue idee calcistiche e al suo credo in fatto di giocatori. Certo, applausi alla società e a Percassi per averlo scelto e avergli dato le chiavi in mano per una macchina da costruire. Ma se questi ragazzi giocano bene, se vincono e convincono, è perché qualcuno crede in loro e li mette nelle condizioni di ben figurare.

Non è poco avere un allenatore così. Se facciamo un po’ di storia (recente), chi ha lasciato Bergamo non ha mantenuto le promesse – per tanti motivi. Ancora oggi Cristante e Conti attendono di capire cosa non vada nel loro talento, Caldara è tornato indietro dopo una serie interminabile di infortuni, Gagliardini è la riserva di una riserva (e ad infortuni non è da meno), Grassi si è perso, Petagna lotta per non retrocedere, Kessie si è dimostrato discontinuo. E la lista potrebbe proseguire. Altri contesti, altri allenatori, altro modo di giocare, poche soddisfazioni.

Gasperini è l’allenatore che ha rivoluzionato il calcio degli anni 20′, ha lavorato con il ds Sartori per affidarsi a giocatori tendenzialmente poco conosciuti ma perfetti per l’intelaiatura calcistica che ha sempre avuto in mente. Oggi siamo di fronte ad una grande del calcio europeo che ha buoni margini per scalare ulteriormente le gerarchie italiane e presentarsi stabilmente tra le prime quattro al posto di club più blasonati.

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