Lazio come il Leicester, perché il miracolo è possibile

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Poteva essere una sorpresa, e lo è stata fino ad un certo punto. Dopo la partita con l’Inter, col cavolo verrebbe da dire. Quando si parla di Lazio non si parla di una sorpresa, ma si parla di una solida realtà pronta a rompere i maroni lassù. E a buona ragione, verrebbe da dire: perché da settembre ad oggi c’è una sola squadra che meriterebbe, per continuità e prestazioni, il tricolore. Lo meriterebbe più della Juve, dell’altalenante Juve di Sarri ma mai Sarrista; e più dell’Inter, vittima del suo stesso allenatore.

La Lazio, qui lo diciamo e qui lo ribadiamo, merita di vincere lo scudetto per migliaia di ragioni e no, non c’entra proprio nulla il doppio sorriso strappato ai suoi tifosi nei due scontri diretti finora vinti alla grandissima. C’entra ben altro, e la questione è molto più complessa. Ma alla fine, a maggio, i biancocelesti possono davvero trionfare. In fondo, un “miracolo”, pur non essendo un miracolo, può capitare anche nel calcio monopolizzato, nell’ultimo quindicennio, tra Milano e Torino.

La squadra che ieri sera ha piegato l’Inter, va detto quantomeno a Conte, è costata solo 57 milioni al contestatissimo Lotito. Nulla, a confronto dei milioni spesi dall’Inter, e bistrattati dallo stesso Conte. Il nulla cosmico, invece, a confronto dell’undici titolare della Juventus. Eppure la Lazio è lì, contro ogni pronostico, un punto sopra i nerazzurri ed un altro sotto ai bianconeri. Con due scontri diretti a favore e un ultimo, decisivo, da giocare a Torino. Contro questa Juve, peraltro non perfetta e ancora imbavagliata in un momento non del tutto felice.

Il Leicester di Ranieri, nella Premier dei soldi e delle ricchezze, sbaragliò tutti: il City, il Liverpool, il Chelsea, il ManUtd e trionfò con una squadra di gregari e talenti emergenti. Una sorpresa così, nel nostro calcio, manca forse dal Verona di Bagnoli. E le condizioni per bissare quel folle 1984 ci sono tutte.

Ci sono perché la Lazio ha la squadra, al momento, più in forma: galvanizzata, che viaggia sulle onde dell’entusiasmo e a cui nulla sembra potersi mettere di intralcio. Ma la Lazio ha anche il miglior allenatore italiano in circolazione, quel Simone Inzaghi tutto grinta e concretezza. Alla faccia dei dogmi, degli schemi, e della bellezza. Gli altri parlano (e piangono) lui vince. E, più pragmaticamente, la Lazio non ha coppe. Chi contestava i biancocelesti per la prematura uscita in Europa League e l’eliminazione in Coppa Italia non aveva capito nulla.

Perché la Lazio si è presa un vantaggio sull’Inter, e l’ha dimostrato ieri. E si è presa anche un vantaggio sulla Juve. Nel momento decisivo della stagione, ormai prossimo, questo può fare la differenza.

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