Justin Bieber è cresciuto e riparte da “Changes”

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Justin Bieber è una delle figure del panorama mondiale più chiacchierate degli ultimi dieci anni. Importante per il pubblico che da una parte lo ha seguito e che dall’altra lo ha disprezzato, per le tonnellate di notorietà che ha guadagnato e importante soprattutto per il trattamento che il mercato discografico gli ha riservato finora.

Come tutti sappiamo ha fatto il suo esordio nel mondo della musica a soli 13 anni con tutte le complicazioni, in apparenza sconosciute al pubblico, che un’esposizione mediatica del suo livello può provocare nella vita di un ragazzino. Nelle interviste rilasciate in questi ultimi tempi ha più volte affermato di aver iniziato fin da subito a fare uso di droghe e farmaci per sostenere le performance estenuanti, trattandosi di canto e ballo, affrontate dalla giovanissima età. Aggiungiamoci lo stress della fama mondiale, una routine fuori dagli schemi rispetto ad una comune adolescenza, l’essere spremuto dall’industria musicale per produrre vagonate di dollari ed ecco che il danno è fatto, o quasi. Il cantante nato in Canada oggi ha 25 anni, si è da poco sposato con Hayley Baldwin, si è ripulito, ha trovato la fede uscendo finalmente da un lungo periodo di depressione ed ha rilasciato quello che potrebbe essere definito il primo vero disco della sua nuova vita. Lo abbiamo ascoltato dall’inizio alla fine e siamo pronti a raccontarlo.

Il disco si apre con All Around Me con cui il cantante canadese mette da subito in chiaro una cosa: l’amore verso la moglie Hayley, tema ricorrente in tutto quanto l’album. Il verso apripista non a caso recita “Not sure what I was doing before ya / Non sono sicuro di cosa stavo facendo prima di te”. La dichiarazione d’amore totale prosegue anche in Habitual e Come Around Me con strumentali molto simili tra loro, lente, evocative di un romanticismo molto sincero e senza mezzi termini.

Con Intentions, cantata insieme a Quavo si entra nella zona calda del disco, calda almeno da un punto di vista radiofonico e di successo assicurato. Impossibile non citare il verso “Got that ring, just like Toronto / Hai quell’anello proprio come Toronto” con cui il matrimonio, la fede nuziale, viene paragonato alla vittoria del campionato di NBA della squadra del suo paese, traguardo storico in entrambi i casi. Yummy abbiamo già avuto modo di conoscerla ed è davvero difficile non canticchiarla dopo averla ascoltata anche solo una volta: tormentone del disco anche se il contenuto ormai potete immaginarlo, niente di più rispetto alle tracce precedenti. Amore, amore, solo amore. Dire che Bieber è innamorato è davvero un eufemismo.

Con Available e Forever, traccia che vanta la presenza del solito immenso Post Malone e di Clever, si iniziano a toccare le stesse tematiche ma con un’impronta diversa. La scia romantica prosegue ma si parla di paure: paura di perdere l’amore finalmente trovato, paura dell’essere possessivo, del cercare certezze e sicurezze cadendo in errore. Difficilmente un artista di stampo pop mondiale mette in evidenza lati fragili del proprio carattere con così tanta schiettezza. Sincero, limpido e se c’è una paura che gli manca è quella di ammettere le proprie debolezze. Infatti possiamo dire che a questo punto il disco assume una piega più matura soprattutto da un punto di vista della produzione musicale.

Le tracce successive non hanno grosse novità sui contenuti ma vantano collaborazioni non banali e secondo noi ricercate appositamente per dare un certo tono a questa fase del disco più consapevole: in Running Over lo affianca Lil Dicky, l’ottimo paroliere che nonostante la solita comicità riesce ad essere un romanticone nella sua strofa tirando fuori un “I wanna make up a language up with you / Voglio inventare una lingua con te”; in Second Emotion invece troviamo il pilastro della trap americana Travis Scott e nella traccia seguente Get Me incontriamo l’unico featuring femminile, quello con Kehlani, la cui presenza porta sempre classe e quel tocco di r&b che rinfresca l’aria pop che a questo punto inizia un po’ a farsi pesante.

Con Changes, title-track dell’album, si arriva finalmente al nucleo dell’album, strumentali ancora più scarne, chitarre acustiche, batterie soffici e poche mura di sintetizzatori per lasciare più spazio alle parole e meno alle esigenze discografiche. Confirmation è il manifesto del suo aiuto verso la moglie, finalmente, anche se ci sono voluti una decina di brani per terminare le cartucce dell’adorazione e mettere al servizio della moglie gli insegnamenti che la propria esperienza gli ha dato, nonostante le dure cadute. That’s what love is è forse la migliore di tutto il lavoro, lasciamo parlare il brano. Proprio ora che il tutto stava migliorando piano piano si arriva però alla traccia finale, At Least For Now, di breve durata ma che chiude un cerchio di 16 brani (oltre al remix di Yummy che non aggiunge niente di nuovo al prodotto finale) portati avanti con tanta coerenza anche se con difficoltà.

Una cosa la sappiamo: Justin Bieber voleva gridare al mondo intero l’amore per sua moglie parlandole in maniera diretta, raccontando se stesso, mettendo a nudo aspetti positivi e negativi del proprio carattere. Non è facile da digerire probabilmente per la durata, tante tracce che però vengono sapientemente spezzate dalle collaborazioni calzanti a pennello e da un percorso ben delineato sul piano delle produzioni musicali che portano un cambiamento al momento giusto. Di cambiamento si tratta, sempre, il bambino è cresciuto e sta cercando piano piano di spogliarsi di tutte le etichette pesantissime che porta addosso da quando aveva 13 anni.

Il cambiamento, come dice lui stesso, lo spaventa ancora ma sicuramente lo sta aiutando a ritrovare se stesso, anzi proprio a conoscere quelle parti di se che ha sempre ignorato. Serve ancora tanto per maturare soprattutto musicalmente ma l’inizio di questo percorso non può essere ignorato.

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