Ottant’anni di Faber, il silenzio assordante di una mancanza

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Il 18 febbraio di 80 anni fa nasceva a Genova Fabrizio De André. In occasione di quello che sarebbe stato il suo compleanno, la sua città gli sta dedicando una settimana di musica ed eventi, a cui verrà associato anche la pubblicazione del docufilm “Il concerto ritrovato“: diretto da Walter Veltroni, ripercorrerà per immagini il concerto del 3 gennaio 1979 del celebre artista con la PFM (Premiata Forneria Marconi).

Faber era un artista di straordinaria intelligenza, geniale, curioso del mondo e innamorato di sé. Ma anche brutale: ha raccontato l’Italia fraseggiando scene vive, personaggi vicini e lontani, facendo del realismo un tratto distintivo raramente replicato da colleghi e ammiratori. A 33 anni non si era ancora esibito dal vivo eppure aveva già piazzato in sequenza alcuni dei pezzi più belli della storia musicale come “La canzone di Marinella“, “Amore che vieni, amore che vai” e “La canzone dell’amore perduto” e tre album straordinari, l’ultimo dei quali (“Storia di un Impiegato“) capolavoro assoluto dove i sogni prendono vita e raccontano un decennio politico e sociale di grandi cambiamenti.

Si innamorò della Sardegna a tal punto da dedicargli tre pezzi in dialetto, condivise con Dori Ghezzi la sua vita abbracciandola come figura essenziale. Chiuse la sua attività musicale con un nuovo bellissimo disco, “Anime Salve“, costruito intorno all’idea di una maggioranza condannata alla solitudine. L’11 gennaio del 1999 si spense. E da lì in poi è stato come se il suo silenzio si sia fatto più fragoroso, più assordante, amplificato dalla rilettura di Morgan: “Non al denaro non all’amore nè al cielo” è l’omaggio gentile che qualunque autore avrebbe voluto per sé.

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