Fiorello non è un fenomeno (e lui lo sa)

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Il Festival di Sanremo si è chiuso da pochi giorni e si è portato via tutte le polemiche che l’hanno abbracciato. Una sequenza di lamentele, repliche e controrepliche, accuse e tanto nervosismo pure sul palco. Non sono stati mesi facili per Amadeus e Fiorello. In particolare quest’ultimo non pensava di poter essere sfiorato da qualche critica, aveva scelto il ruolo di lato proprio per questo. Invece Tiziano Ferro prima e Piero Pelù poi hanno acceso una miccia che qualche giornale e programma tv ha cavalcato per diversi giorni.

Fiorello è un istrione ma non un fenomeno. Sa bene cosa può dare al pubblico, come può darlo, centellinando la sua presenza e rendendola appetibile in ogni circostanza. Sa fare tutto e ha fatto tutto: cantanto, ballato, recitato, presentato. I grandi vecchi (Mike Bongiorno e Pippo Baudo in primis) ne hanno tessuto le lodi, creandogli attorno una grossa bolla. Solo che questa bolla più si gonfia e più schiaccia, crea una pressione che si fatica poi a reggere. Ecco perché deve sempre andare tutto bene, perché deve essere tutto perfetto. Importa poco che la qualità delle sue performance sia alta (talvolta), media (spesso) o bassa (talvolta), ha un dono che pochi hanno e lo sfrutta a dovere: il ritmo. E lo si è notato anche a Sanremo, con buon pace di chi ha avuto modo di dire #fiorellostattezitto.

Tiziano Ferro ha mostrato il segno di una insofferenza, ma in un modo sbagliato. Fiorello sente le critiche, le sente dentro e non da oggi. Il suo percorso non è stato così felice come tutti lo ricordano: negli anni 90′ ha collezionato diversi flop ed una serie di giudizi negativi che lo hanno portato ad essere la macchina intelligente che è oggi. Da Stasera Pago Io (era il 2001) non ha sbagliato una scelta, riuscendo a passare dall’alto al basso dei toni e dei mezzi, in un continuo navigare a vista. Il passaggio recente su RaiPlay non è altro che un nuovo punto di diversificazione della sua carriera.

Però Fiorello sa di non essere un fenomeno e che la pressione a volte può far male. Ecco perché, a volerlo dire brutalmente, ha sempre cercato di scappare da un flop. In tv solo quando necessario, con spettacoli a lunga distanza gli uni dagli altri in modo da far crescere l’interesse del pubblico. Ogni tanto in radio, meglio se in momenti alternati. Non disdegna il teatro, riportando in scena alcuni successi di cui sopra. Sempre mantenendo ben saldi con tutti, col sorriso e con ritmo, quello che piace alla massa. Senza fare nulla di nuovo o di originale: è nuovo e originale il mezzo, il contenuto invece rimane sempre lo stesso.

Fiorello è un grandissimo della storia dello spettacolo italiano. Ma sa bene che per rimanere alla punta più alta del business ha bisogno di slegarsi dall’abbraccio di chi vuole relegarlo in un contesto preciso. Come ha detto sinceramente a Sanremo: “Io non avrei mai potuto condurre Sanremo”. Ed ha ragione: non avrebbe retto le pressioni, le critiche, le accuse, la montagna di polemiche. E nemmeno il rischio di poter fallire alla prima occasione di questo genere, di far vedere che è umano, che ha dei limiti ben precisi. Ci ha pensato Amadeus, più robusto caratterialmente, a sopportare e respingere il tutto. E a risolvere anche i piccoli bisticci sulle sue tempistiche.

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