Barcellona, quale futuro dopo Messi?

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Secondi in Liga con tre punti in meno del Real Madrid, gli ottavi di Champions League alle porte contro il Napoli, l’eliminazione dalla Coppa del Re a Bilbao: la stagione del Barcellona non si può definire ancora un fallimento, le porte verso i due trofei più importanti restano aperte, ma dall’esonero di Valverde al caso Messi – Abidal la sensazione che un ciclo volga al termine è forte.

Tutto ruota intorno a Lionel Messi, centro di gravità permanente del Barcellona per oltre un decennio e deus ex machina dei successi azulgrana da Rijkaard a Valverde passando per gli anni d’oro di Pep Guardiola ricchi di trofei e spettacolo. Eppure il popolo barcelonista non sembra pronto all’uscita dalla scena del suo campione più Luminoso e il percorso del dopo Messi non è per nulla facile: la centralità dell’argentino nelle dinamiche societarie ha avuto il suo culmine con la querelle con l’ex compagno Abidal ora segretario tecnico, che ha messo di nuovo a nudo le battaglie di potere interne al Barcellona tra chi vorrebbe decidere di più (leggasi mercato) contro il giocatore più rappresentativo della storia del club negli anni 2000.

Messi ha coperto con le sue giocate in tutti questi anni qualsiasi problema in seno al club che è, per definizione, más que, più che un club: la cantera piano piano sparita, pochi gioielli e tanti acquisti di lusso dall’estero, il cullarsi sulla generazione d’oro che ha fatto le fortune anche della nazionale, la perdita del catalanismo puro pezzo dopo pezzo – Puyol, Xavi e Iniesta – i trofei che arrivano sì, ancora, ma non come prima, il domino scalfito fuori dai confini nazionali.

Roma – Barcellona, quarti di finale di Champions League, anno 2018, fu il primo segnale di una squadra brutta copia di quella che un anno prima aveva permesso la remuntada da sogno contro il PSG agli ottavi, per poi essere distrutti dalla Juventus nei quarti. Altro giro, altra Coppa dalle grandi orecchie e la disfatta di Anfield in semifinale: l’ultima volta che il Barcellona è arrivato in fondo alla competizione più importante in Europa risale al 2014-15, Berlino, vittoria 3 a 1 contro la Juventus, poi tre volte di fila fermato ai quarti e una, contro i Reds, alle porte della finale.

La Coppa del Re, decennale feticcio di Messi e compagni, persa quest’anno all’ultimo giro d’orologio dei quarti al San Mames dopo che solo una volta, 2013, il Barcellona non ha raggiunto la finale davanti a Juan Carlos.

La Liga appesa a un Clasico in arrivo il primo marzo al Santiago Bernabeu, tre punti di distacco dagli eterni rivali in un campionato vinto 6 volte negli ultimi dieci anni: il rischio di una stagione senza titoli dopo aver anche perso la nuova Supercoppa spagnola è alto, il 2007-2008 ultimo anno senza mettere in bacheca nemmeno un trofeo, Rijkaard allenatore.

Il future è incerto, fra un Messi pronto a uscire di scena e pochi campioni che emergono, e basta scorrere le carte d’identità della vecchia guardia per capire che un ciclo volge al termine e un altro stenta a iniziare: Messi prossimo ai 33 anni, Piqué idem, Busquets e Rakitic vanno per i 32, Jordi Alba per i 31, Puyol, Xavi e Iniesta (e con loro Valdes e il talismano delle finali Pedro) sono ormai un ricordo. Il tema Neymar, vero e proprio ago della bilancia della lotta fra Messi e la società: Lionel che non lo avrebbe mai ceduto e che ora lo avrebbe riportato in spalla al Camp Nou, Bartomeu che non ne ha voluto sapere, simbolo della prova di forza fra il presunto capo dello spogliatoio e un club che vuole tornare a brillare di luce propria.

Un futuro affidato alle nuove leve, acquisti milionari e giovani che promettono di rinverdire i fasti dell’epoca d’oro come ad esempio il 2002 Ansu Fati, con il centrocampo come base da cui ripartire: De Jong, Arthur e soprattutto colui che potrebbe incarnare il barcelonismo con le sembianze di nuovo Xavi, Ricardo Puig Martì, sul quale c’è da scommettere forte.

Classe ’99, regista dal piede fatato e dall’intelligenza tattica superiore, è appena stato aggregato definitivamente alla prima squadra, forse in ritardo, pronto ad avere il suo mentore come allenatore nel prossimo futuro: ripartire da Xavi in panchina e dal suo successore in campo sembra essere la speranza che rinvigorisce lo spirito azulgrana.

Il Barcellona è sopravvissuto a saliscendi continui, gli dei torneranno a dire la loro prima o poi, la stagione non è ancora finita e tutto può essere ribaltato: il futuro, però, passa da ciò che ha fatto la storia, una cantera da troppi anni abbandonata e che l’estro di Ansu Fati e soprattutto Puig e Xavi potranno rilanciare.

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