Sotto il segno di Enzo Ferrari

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Anni ‘80. Ci sono la Guerra Fredda, i Poison e i primi film di Jerry Calà. La Ferrari è in difficoltà, come mai prima d’ora. Dopo la vittoria del campionato piloti di F1 da parte di Jody Scheckter nel 1979, la Ferrari sembra persa. Le speranze sono completamente poste in un pilota canadese. Un pazzo pilota canadese.

Gilles Villeneuve prova, in tutti i modi, a riportare lo scettro titolato a Maranello, ma il destino decide che non può farcela. Villeneuve perderà la vita durante le qualifiche del Gran Premio di Zolder del 1982 dopo aver dato veramente tutto. Per la Ferrari comincia un inesorabile caduta. 

Nel 1988 la McLaren vuole e prende tutto sfornando un’autentica bestia: la MP4/4.Alla guida ci sono due dei piloti più forti al mondo: il due volte campione del mondo, Alain Prost; e un ragazzetto brasiliano che si era fatto vedere in una macchina buona ma discreta come la Lotus. Un certo Ayrton Senna da San Paolo, uno che di vittorie se ne intenderà. La McLaren vince 15 gare su 16. 15 Vittorie: 8 di Ayrton Senna, 7 di Alain Prost. La stagione è un completo dominio ma c’è una unica sconfitta, una sola. Parliamo del Gran Premio d’Italia di quell’anno.

Ma prima di tutto, torniamo a Maranello. Nonostante gli scarsi risultati in Formula 1, le vendite delle auto Ferrari sono aumentate nel corso degli anni ‘80 per merito della F40, veloce e una delle più belle scocche mai vista su una automobile. Un capolavoro, l’ultimo di Enzo Ferrari che a 90 anni ha dato tutto alla sua creazione prima del canto del cigno, avvenuto il 14 agosto 1988. La notizia non verrà data prima di qualche settimana, da suo volere. E dunque verrà rilasciata poco prima del Gran Premio più importante, il Gran Premio di Monza.

In quel weekend la Ferrari F1-87/88C non ha possibilità di competere con le McLaren che vengono dalla facile vittoria in Belgio. Alain Prost e Ayrton Senna sembrano predestinati a vincere un’altra gara. A dominare un’altra gara, come al solito. Dall’altro canto le rosse hanno passato l’anno a combattere per entrare nei punti. Fine. Due podi per Michele Alboreto e Gerhard Berger, nessuna lotta per la vittoria. 

10 Settembre 1988, qualifiche: la musica non cambia, Senna in pole position e Prost secondo. Le Ferrari, invece, spinte sia dal motore che dal pubblico rosso, venuto in massa per questo GP, guadagnano una grandissima seconda fila. 

11 Settembre 1988. Giorno della gara. Monza è completamente coperta di rosso che nemmeno alla festa del Partito Comunista. I tifosi ci vogliono credere. Ma sono anche realisti. Le McLaren vinceranno, senza troppi problemi. Sono i favoriti e scapperanno appena i semafori si spegneranno. O no? Partenza, via e Senna e Prost sono già in fuga, anche se il francese riesce a superare il brasiliano. Sembra finita ma Prost commette un errore da principiante e si fa superare da Senna. Superato da Berger, ben presto si trova a ritirarsi dalla gara per un problema alle marce.

Berger e Alboreto guadagnano la seconda e la terza posizione. E’ il primo ritiro per Prost in stagione ed è il primo ritiro per un problema al motore per la McLaren nella suddetta stagione. Alboreto passa Berger che comincia a rallentare per via di un piccolo problema. I due della Ferrari si trovano a pochi secondi da Senna. Il pilota brasiliano sta gestendo la gara e il risultato, convinto che i due non possano impensierirlo. Ma non è finita qui. 

Mancano due giri alla fine. Senna sta procedendo a doppiare vari piloti tra cui la Williams di Schlesser: questi è un modesto pilota francese al debutto in sostituzione di Nigel Manuel, fermato dalla varicella. Siamo sul Rettifilo, Senna si sposta sulla sinistra per passare il francese, all’interno della prima chicane. Schessler inchioda e sbanda di brutto, andando lungo in frenata ed in entrata alla prima chicane. Da buon rallysta ed abituato a sterzare in situazione peggiori, riesce a controllare la macchina e non tirare dritto. Ma non fa i conti con Senna che si trova sul retro della Williams ed è straconvinto che il francese stia andando lungo: collisione per i due e il brasiliano è fuori dalla gara dopo la rottura di una sospensione posteriore e l’inesorabile blocco sul cordolo. 

Senna si ritira. Le McLaren sono fuori dalla gara. La Ferrari al comando. Il pubblico esplode.  Gerhard Berger primo. Michele Alboreto secondo. Una vittoria inaspettata ma che sa di divino. La ciliegina sulla torta è il giro più veloce di Alboreto che sigla una vittoria ancora più gustosa. Il “Drake” ha visto da lassù uno spettacolo che difficilmente poteva succedere nelle mente dei tifosi.

La Ferrari vince. Come giusto che sia. Enzo Ferrari può godersi il meritato riposo e vedere che la sua rossa rugge ancora e ruggirà negli anni successivi. Sarà un certo Michael Schumacher a riportare il titolo a Maranello. Ma quella, è un’altra leggenda vera.

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