The New Pope, una serie potentissima

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I due Papi prendono direzioni diverse, di salvezza e libertà. Sia Pio XIII che Giovanni Paolo III infatti lasciano il loro ruolo per raggungere un altrove dove il turbine dell’animo possa trovare finalmente pace. In un finale distopico quanto efficace, The New Pope si è concluso con un ribaltamento delle strategia della storia ed il compimento delle trame, quello immaginato un po’ da tutti: il Cardinal Voiello finalmente Papa.

La seconda stagione, o semplicemente sequel di The Young Pope, è stata potentissima. Complessa, complicata, piena di mosaici e fili di ricostruzione, che si sono legati tra loro lungo la decina di puntate che sono passate dalla (semi) tragica chiusura di Jude Law colto da malore allo stesso Jude Law in versione rockstar, trasportato dalle braccia dei suoi fedeli verso la congiunzione con Dio. Il crescendo dell’ultima puntata è stato perfetto: spogliata dalle inutili allegorie e dagli sfarzi di natura simil sessuale, ha garantito la fragilità e l’intensità di due protagonisti diversi eppure colpiti dagli stessi turbamenti.

Sorrentino spesso, troppo spesso, si è lasciato andare ad un revival di se stesso. Chi lo conosce dagli esordi avrà rivisto citazioni sparse, riprese e arrangiamenti diversi. Ricorre fin troppo spesso “La Grande Bellezza”, con scene slegate dal contesto che servono a chiarire la grande bruttezza di una parte del mondo. Però ha avuto chiaro sin dall’inizio dove andare a toccare, quali corde pizzicare, prendendo spunto dalle voci e dalle inchieste che negli ultimi anni hanno coinvolto la Chiesa. Ci sono dunque cardinali omosessuali, cardinali volti alla lussuria e al sesso sfrenato, suore sensuali e ballerine, suore che si lasciano catturare dal peccato. Alla lunga, l’oscurità questa volta è stata protagonista dell’indicibile, dove la languidezza ha preso il posto del velo di paturnia di The Young Pope.

E se un anno fa si era sentito il tocco del regista, in questa occasione si sente violentemente il tocco degli attori. Come se l’aggiunta di un aristocratico John Malkovich avesse aiutato tutti gli altri a salire di tono. E così il faccia a faccia tra Lanny Belardo interpretato da Jude Law e il John Brennox di Malkovich si è risolto come uno scontro tra titani, tra battute, sguardi, movimenti perfettamente in tema coi loro personaggi. Il santo e l’umano, l’alto e il basso (ma non così basso), uniti da emozioni fortissime in grado di mettere scompiglio nelle loro quotidianità.

La potenza si è notata proprio con l’ingresso in scena di Malkovich. E da lì ha iniziato a scalare la montagna Silvio Orlando, che già aveva dato avvisaglie di potersi confrontare alla pari con mostri sacri del cinema. Il suo Cardinal Voiello è divenuto il terzo che approfitta dell’uscita di scena dei due Papi, che riesce a raggiungere il suo scopo dopo un lungo lavoro di trama politica. Elimina a poco a poco tutti gli avversari, si sdoppia in due personaggi, torna solista e manovratore mantenendo saldo l’equilibrio tra la dolcezza del suo rapporto con l’amico Girolamo e la perfidia con cui gestisce i rapporti di potere.

Alla fine è lui il nuovo Papa. Ma ci sarà un seguito? Teoricamente il progetto si chiude qui, è arrivato al suo compimento. Sorrentino non ha dato indicazioni, specificando che al momento sta lavorando ad altri progetti. Se non dovesse mai ritornare, ha garantito comunque una precisa conclusione alla storia.

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